Il governo fa cassa per distribuire regalie elettorali

E alla fine è sparito anche il cuneo fiscale per i lavoratori. Di sicuro sono un ingenuo, ma sono convinto che mentre molti italiani, equamente ripartiti fra elettori di destra e di sinistra, guardavano perplessi le nuove aliquote proposte dalla finanziaria 2007 chiedendosi cosa avevano fatto di male per essere penalizzati e con ancora in testa il proclama di Visco che «chi non evade e le tasse già le paga non deve temere nulla», ebbene, in molti sicuramente fra questi colpevoli dell'efferato crimine di dichiarazione veritiera, avranno pensato che l'aggravio sarebbe stato compensato almeno in parte dal pubblicizzatissimo taglio epocale del cuneo fiscale.
Spero di essere smentito, ma la dichiarazione che il taglio del cuneo per la parte spettante ai lavoratori «viene realizzata nell'ambito di un più ampio intervento di riforma dell'Irpef che interessa non solo i lavoratori dipendenti ma tutti i contribuenti» per me significa una sola cosa: che il taglio del cuneo che doveva finire in busta paga a tutti i lavoratori non esiste affatto. Faccio fatica a capire come potrà essere giustificata: vi ricordate la pantomima delle trattative fra le parti sociali per decidere le percentuali di attribuzione del cuneo fiscale medesimo, approdate dopo lungo mercanteggiamento nella misura del 60% per le imprese e 40% per i lavoratori? Se è come temo, si è trattato niente di più che di una sceneggiata, perché come si può chiamare «riduzione» una manovra che secondo le stesse simulazioni della relazione tecnica collegata alla Finanziaria porta un incremento di prelievo? Non solo, i lavoratori dipendenti devono prepararsi a una serie di pessime sorprese di cui forse non sono ancora pienamente consapevoli: per esempio la scelta di passare dalle deduzioni alle detrazioni fa alzare l'imponibile, sul quale si abbattono le addizionali comunali e regionali, quindi finiranno col pagare di più persino nel remoto caso in cui gli enti locali non dovessero alzare il proprio prelievo. E non finisce qui, le maggiori aliquote incideranno perfino sul Tfr nel momento in cui il lavoratore dovesse dimettersi o abbandonare il lavoro. non parliamo poi del vero salasso che colpirà il dipendente qualora dovesse avere in dotazione un'auto aziendale, foss'anche un'utilitaria: il rimborso Iva pregressa spetta all'azienda (se pur con procedure bizantine per il recupero) ma con mossa geniale la Finanziaria ne addebita l'incrementato costo in parte al lavoratore con effetto retroattivo (un vizio che Visco non riesce a perdere).
Gli aggravi al lavoro autonomo e alle piccole imprese sono evidenti, pericolosissimi per il nostro tessuto economico, ma in un certo senso attesi. Le norme che colpiscono il lavoro dipendente stupiscono. Si tratta di una manovra a dir poco spregiudicata, che credo abbia come unico scopo quello di fare cassa inizialmente per potersi dilettare in regalie elettorali all'approssimarsi della prossima tornata elettorale. È un esercizio già entato durante i 5 anni della prima esperienza di governo del centrosinistra, che non è bastato a confermarli al governo e che ha lasciato come eredità un buco enorme pari al 2% nel rapporto deficit/pil. Mi sembra che l'Italia si meriti di meglio.