Il governo fa dietrofront: niente espulsioni

da Roma

Il governo Prodi rinuncia alla sicurezza. Non sarà convertito in legge il decreto «in materia di espulsioni e di allontanamenti per terrorismo e per motivi imperativi di pubblica sicurezza». Una sconfitta annunciata e anche in qualche modo una sconfessione del leader del Partito democratico, Walter Veltroni che per primo e con insistenza aveva chiesto un provvedimento urgente in materia di espulsioni e contrasto della criminalità straniera quando era sindaco di Roma. L’annuncio della rinuncia è stato dato ieri sera dal sottosegretario ai Rapporti col Parlamento Giampaolo D’Andrea, spiegando che su gran parte del contenuto del decreto mancava «il consenso unanime dei gruppi» e per questo il governo aveva deciso «di non procedere».
Subito è intervenuto il Viminale. Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, spiega che la rinuncia alla conversione «non significa la rinuncia alle norme del pacchetto sicurezza che verranno trasferite per intero in un decreto legislativo che sarà approvato la prossima settimana in Consiglio dei ministri». Amato garantisce che ci sarà un nuovo decreto subito operativo ma ieri ha registrato una seconda sconfitta. È un fatto che questo provvedimento «urgente» avrebbe dovuto essere approvato almeno tre mesi fa. Il decreto, varato dal consiglio dei ministri il 29 dicembre scorso, era operativo dal 2 gennaio, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e decadrà il 2 marzo. Era già il secondo messo a punto dal governo. Il primo era stato approvato sull’onda dell’emergenza, dopo l’assassinio di Giovanna Reggiani a Roma ed avrebbe dovuto seguire una via d’urgenza. Nel testo però era stato inserito un errato riferimento al trattato di Amsterdam, costringendo il governo, a ripresentare il nuovo decreto, approvato alla fine di dicembre.
Il governo dunque rinuncia per la seconda volta e le conseguenze potrebbero essere gravissime, spiega il leghista Roberto Cota, perché tecnicamente non è possibile reiterare un decreto con gli stessi contenuti. «La nostra Costituzione lo vieta - spiega Cota -. Oltretutto quando il decreto decadrà tutte le espulsioni eseguite fino ad ora potranno essere contestate». Al problema pratico per Cota si aggiunge quello politico: «In materia di sicurezza nel centrosinistra non c’è unità. Questo la dice lunga sull’affidabilità del candidato premier Veltroni».