«Il governo faccia retromarcia o blocchiamo le strade con i Tir»

Taglio del cuneo fiscale di solo 6 miliardi. Banche escluse

Laura Verlicchi

da Milano

«Non vogliamo pagare per tutte le inefficienze dello Stato: o Palazzo Chigi modifica questa manovra a senso unico nei nostri confronti e di cui siamo stati oltretutto informati dalla tv, o noi siamo pronti a bloccare le strade con gli autotrasportatori. Lo decideremo nell’assemblea del 3 ottobre». Non usa mezze misure Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, nei confronti delle misure che dovrebbero essere contenute nella Legge finanziaria.
Che cosa soprattutto trovate inaccettabile?
«Per cominciare, il mancato rispetto degli impegni. Il governo aveva promesso che non ci sarebbe stato aumento della pressione fiscale né dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi. Dopodiché, accendiamo la tv su Porta a Porta e apprendiamo dal ministro del Lavoro Damiano e dal segretario della Cisl Bonanni che per il 95% delle imprese non sarà così. Il settore dell’artigianato si troverà ad avere un costo aggiuntivo di due miliardi di euro».
Da dove deriveranno questi maggiori costi?
«Il conto è presto fatto. Settecento milioni verranno dall’aumento di due punti percentuali delle aliquote contributive, che per commercianti e artigiani saliranno intorno al 20 per cento. Altri 300 dall’introduzione dei contributi previdenziali per gli apprendisti, che saranno del 10%, e graveranno pesantemente su un istituto, appunto l’apprendistato, che dal dopoguerra a oggi ha consentito l’inserimento di moltissime persone nel lavoro artigianale. Infine, un altro miliardo è la stima delle maggiori entrate fiscali derivanti dalla revisione degli studi di settore».
Quest’ultima però era già prevista.
«Ma noi siamo d’accordo a rivedere gli studi, e se necessario anche ad alzarli in alcuni casi. Deve però valere anche il contrario: ossia devono essere abbassati i livelli di ricavo presunto per quei settori che sono in sofferenza, vedi ad esempio il tessile in Toscana. Insomma, la revisione non deve diventare una sorta di minimum tax mascherata».
Che cosa significa?
«Significa che è troppo facile imporre un reddito presunto su cui pagare più tasse, e questo è tutto. Gli studi di settore sono ben altra cosa: si basano su diverse variabili e infatti vengono concordati fra le categorie interessate e il governo. Ma qui la concertazione proprio non c’è, e lo dimostra anche la vicenda delle aliquote previdenziali».
Come è andata?
«È andata che il governo ha concordato la manovra con i sindacati, senza neppure interpellare le organizzazioni artigiane. Le decisioni in materia di previdenza, pertanto, noi le respingiamo sia nel merito che soprattutto nel metodo: i sindacati hanno il compito di occuparsi della previdenza dei dipendenti, non dei lavoratori autonomi. Senza parlare della sperequazione dei premi Inail».
Di che cosa si tratta?
«Sono le somme pagate dagli artigiani per sé e per i propri dipendenti, che sono altissime, fino a tre volte le prestazioni ricevute. Già la Finanziaria precedente prevedeva che venissero ricalcolate, tenendo conto della riduzione dell’incidentalità: ma non si è mai fatto. E pensare che la nostra, fra le categorie iscritte all’Inail, è la più virtuosa, quella cioè che ha fatto di più per ridurre gli incidenti sul lavoro».