Governo, fatta la squadra: sette i ministri lombardi

Da un solo ministro (e senza portafoglio) a sette tra cui il presidente
del Consiglio, Berlusconi. La Lombardia fa un bel salto avanti
da quando, con Romano Prodi premier, aveva al governo solo la milanese
Pollastrini

Da un solo ministro (e senza portafoglio) a sette tra cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La Lombardia fa un bel salto avanti da quando, con Romano Prodi premier, aveva al governo solo la milanese Barbara Pollastrini, incaricata di occuparsi di pari opportunità. Nella squadra di Berlusconi ci sono Giulio Tremonti (Economia), il siculo-milanese Ignazio La Russa (alla Difesa), i lumbard Umberto Bossi da Gemonio (Riforme), Roberto Maroni da Varese (Interno), Roberto Calderoli da Bergamo (Semplificazione) e Mariastella Gelmini da Brescia, che diventa ministro dell’Istruzione (Scuola e Università) a trentaquattro anni. La Gelmini, avvocato di Brescia e coordinatrice lombarda di Forza Italia è una delle quattro donne del governo Berlusconi e certamente la più pesante. Nella squadra di governo, da viceministro con delega alla salute e alla sanità, entrerà anche Michela Vittoria Brambilla da lecco, presidentessa dei Circoli della libertà. Tra i viceministri un altro lecchese, Roberto Castelli, con delega alle Infrastrutture. I sette ministri made in Lombardia hanno quasi tutti incarichi determinanti per l’amministrazione del Paese, dalle tasse alla sicurezza alla scuola, tanto per citare i più importanti. Numeri e peso dei ministeri diffondono ottimismo sulla cosiddetta questione settentrionale, anche perché le promesse e gli impegni (non solo della Lega) prevedono tra i primi provvedimenti proprio il federalismo, anche fiscale, di cui la Regione è in attesa ormai da anni. Dal tavolo Milano, sede di discussioni spesso rivelatesi infruttuose, si passa alle riunioni esecutive a palazzo Chigi. Adesso parte la corsa agli incarichi da sottosegretario. Maurizio Lupi è stato eletto vicepresidente della Camera, così possono farcela Mario Mantovani (Infrastrutture), Paolo Romani (Comunicazioni), Luigi Casero (all’Economia), Giancarlo Abelli (a sorpresa potrebbe essere all’Ambiente). Sembrerebbe invece destinata a restare in Lombardia Viviana Beccalossi di An. «Non c’è fretta» la risposta da Arcore quando si chiede chi erediterà il ruolo di Mariastella Gelmini nel partito in Lombardia. Insomma, la Gelmini, l’erede di Paolo Romani riuscita nell’impresa di pacificare le diverse correnti azzurre, rimarrà ancora per un poco a traghettare Forza Italia nel suo futuro e cioè nel Pdl. A dare la linea per il Nord sarà poi Roberto Formigoni, il presidente della Regione che si prepara a entrare ai vertici nazionali del partito a fianco del coordinatore, Denis Verdini.