Governo, fiducia a rischio Prodi torna in aula. Prc: "Unione sull'orlo del baratro"

Russo Spena conferma le difficoltà di Prodi. Schifani: &quot;Fiducia a tempo&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=160441">Andreotti</a></strong>: &quot;Mi astengo o non voto&quot;. Pallaro vota sì, De Gregorio no

Roma - Dopo la crisi attraversata nei giorni scorsi, “ora il governo è più forte”, anche se la maggioranza “viaggia sull'orlo del burrone” e molti sono i temi su cui ci sono “posizioni differenziate”. Il capogruppo di Rifondazione comunista al Senato, Giovanni Russo Spena, ostenta un moderato ottimismo, anche se non può negare che “i numeri continuano a essere esigui. Sappiamo di essere sull'orlo del burrone e adesso mi sembra che ci sia un problema che riguarda i senatori a vita con Andreotti e Pallaro, ma anche Mastella sui Dico”. Voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, coppie di fatto e pensioni sono, secondo il capogruppo del Prc, i passaggi che “nei prossimi tre mesi metterenno alla prova la maggioranz”» e sui quali “le posizioni rimangono differenziate. Se c'è un invito alla disciplina di coalizione sull'Afghanistan -ha proseguito l'esponente del Prc- questa non vale solo per noi ma per tutti i gruppi della maggioranza, anche sui Dico”.

Schifani: fiducia a responsabilità limitata “Il governo Prodi incassa una fiducia a responsabilità limitata, data da senatori che annunciano che già domani si dimetteranno o che affermano che non voteranno alcuni provvedimenti voluti dal presidente del Consiglio”. Non usa giri di parole il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. “Il premier avrà una fiducia a tempo, e comunque una maggioranza friabile, in cui basterà l'assenza di un paio di parlamentari per mandarlo in crisi”. Di positivo nella vicenda, “la chiarezza fatta dal Capo dello Stato con le sue sagge parole sul ruolo e il significato del voto dei senatori a vita”.

Pisanu: se non ci sono i numeri parola a Napolitano "È evidente che se non vi fosse una maggioranza politica" e se dunque fossero indispensabili i voti dei senatori a vita per ottenere la fiducia, "la parola tornerebbe al Capo dello Stato". Lo ha affermato il senatore di Forza Italia, Giuseppe Pisanu, conversando con i giornalisti a palazzo Madama e ricordando che è stato proprio il presidente della Repubblica a "chiamare la maggioranza a questa ulteriore prova".

Sacconi: il premier è un morto che cammina Il risultato del voto di fiducia al Senato “sembra scontato. Ma è altrettanto scontata la precarietà del governo”. Ad affermarlo, a margine di un convegno organizzato dalla Confcommercio, è l'ex sottosegretario al Lavoro ed esponente di Forza Italia, Maurizio Sacconi. I numeri per governare “non ci sono”. Prodi, sottolinea metaforicamente Sacconi, “è un dead man walking, un morto che cammina”.

Matteoli: governo senza maggioranza politica Il governo Prodi “non ha la maggioranza politica”. Dall'intervento di Prodi di ieri abbiamo acclarato che una maggioranza politica non c'è. Ora si tratta di verificare se invece c'è una maggioranza numerica. Prodi ha cercato di scansare i problemi, i contrasti all'interno della sua maggioranza per cercare di ottenere il voto di fiducia. Ci ha sorpreso molto - ha proseguito - il passaggio sulla legge elettorale, ha inserito una nota che lascia intendere una modifica costituzionale, e questo vorrebbe dire 2 anni per fare la legge. E noi, da questo punto di vista, - ha concluso - non siamo francamente disponibili, così come non lo siamo al sistema tedesco. Noi vogliamo l'alternanza e come cardine il bipolarismo”.

Pera: gli eletti all’estero non hanno diritto di voto “Quanto tempo passerà prima che qualcuno faccia la scoperta che i senatori eletti nelle circoscrizioni estere non hanno diritto di voto, o magari lo hanno a seconda delle materie, dato che impongono tasse che noi paghiamo e loro no?” Se lo chiede il senatore Marcello Pera (FI) dopo che “si è stranamente diffusa la notizia che nel nostro parlamento ci devono essere due maggioranze, quella politica, che non include i senatori a vita, e quella numerica, che invece li contempla, e che solo la prima vale per la fiducia al governo, come se i voti si pesassero e non si contassero. E così, sciaguratamente, sta avvenendo, benché, come è ovvio, non ci sia alcuna giustificazione nella Costituzione”.