Governo, Fini attacca: "Berlusconi pensa a sé" Casini: "Catacombale"

Terzo polo all'attacco. Fini accusa: "Tante promesse non mantenute". Ma un contestatore: "E la coerenza?". All'attacco pure Casini: "Diamo al Paese un governo più
giovane". Il Pdl fa quadrato: "Fini e Casini omogenei a Pd e Idv"

Roma - "Il ribaltone è un sovvertimento della volontà popolare. Non credo che ci saranno ribaltoni". Eppure i continui attacchi lanciati dal presidente della Camera Gianfranco Fini e dal leader centrista Pier Ferdinando Casini al governo suonano proprio come il tentativo di sovvertire la volontà popolare. Così mentre l'ex An accusa il premier di "non aver mantenuto le promesse" e di "aver disatteso" gli impegni dal momento che si è "occupato solo degli affari suoi", il numero uno dell'Udc si propone come una novità puntando il dito proprio contro Berlusconi: "Vuole solo la poltrona".

Fini attacca il governo "Se qualcuno fosse più umile e pensasse di aver torto lui, invece di invocare sempre il complotto, se qualcuno dicesse che alcuni impegni non sono stati mantenuti, le cose sarebbero state migliori". Non passa giorno ormai che il presidente della Camera si risparmi di attaccare il presidente del Consiglio silvio Berlusconi e la maggioranza di cui lui stesso faceva parte sino a poche settimane fa. "La politica è innanzitutto onestà intellettuale", ha sottolineato Fini dopo aver chiesto a chi lo interrogava polemicamente sui ribaltoni cosa ne pensasse "di chi aveva promesso che la legge sarebbe stata uguale per tutti e poi si è occupato solo degli affari suoi".

Questione di coerenza "Presidente, la coerenza?". Durante la lezione un consigliere municipale del Pdl ha interrogato l'ex An dalla platea chiedendogli di fare i conti con la coerenza. Ma il presidente della Camera ha ribattuto: "C’è un momento la mattina in cui mi guardo allo specchio e mi dico che c’è un limite oltre il quale non si può andare, pena la dignità…". Poi, rivolto al contestatore, Fini ha aggiunto: "Per te evidentemente non c’è, ma è un problema tuo".

Il Pdl: "Parole sconcertanti" "Le risposte date questa mattina da Fini sono sconcertanti, soprattutto se si pensa che a pronunciarle è l’attuale presidente della Camera - ha subito commentato il coordinatore del Pdl Sandro Bondi - vorrei vedere che cosa succederebbe in questo Paese se Fini pronunciasse una sola parola critica nei confronti dell’opposizione, come fa quotidianamente nella veste di presidente della Camera contro il Pdl, contro il governo e contro il presidente del Consiglio". Il coordinatore del Pdl ha, quindi, aggiunto che così "le regole della democrazia si sfibrano, nel silenzio e nell’opportunismo delle diverse convenienze politiche".

Casini e il "governo giovane" Dopo la tirata di Fini nel pomeriggio, tocca a Casini attaccare il governo. "Se siamo vecchi noi, ed è vero, lui allora è catacombale", ha tuonato il leader dell’Udc. Poi ha aggiunto: "Noi siamo vecchi ma non vogliamo una poltrona. Lui è più vecchio e vuole rimanerci sopra". "Troviamo insieme un giovane, o lo indichi lui, e diamo finalmente a questo Paese un governo più giovane", ha quindi detto il segretario centrista sottolineando che l'Udc non ha bisogno di posti. "Se Berlusconi non continua con pervicacia a difendere la necessità sua di rimanere lì, scelga lui, facciamo una bella intesa e un bel governo con giovani, bravi e volenterosi", ha continuato Casini secondo il quale un nuovo governo dovrebbe essere aperto "alle forze che sono disponibili a lavorare per questo Paese".

L'autoesclusione del premier "Qui nessuno vuole escludere nessun altro - ha continuato Casini - tutt’al più è Berlusconi che si autoesclude". Come Fini in mattinata, così anche il leader Udc fa sapere che "non c’è nessun ribaltone". "Ha ragione Fini, il ribaltone è la volontà di escludere qualcuno ma un governo di responsabilità è una cosa diversa - ha spiegato il segretario dell'Udc - è l’idea, in un momento di difficoltà per il Paese, di ampliare e rafforzare le convergenze possibili per governare migliore e con più efficacia il nostro Paese". Secondo Casini, quindi, "oggi abbiamo un governo che non per causa certamente mia, non ha l’autosufficienza per riuscire a governare dignitosamente il Paese. Ecco perché - ha concluso - io dico che il problema non è il 14, ma il 15".

Il Pdl: "Casini ha perso le parole" La maggioranza fa scudo alle provocazioni del terzo polo bollandole, così come aveva fatto il premier settimana scorsa il premier, a vere e proprie bufale. A replicare a stretto giro di posta alle provocazioni del leader centrista è il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che si è detto "dispiaciuto per Casini: Casini ha evidentemente perso il controllo delle parole". Duro anche Capezzone che ha accusato Fini e Casini di essersi "infilati in un vicolo cieco, finendo di fatto in una posizione di oggettiva convergenza con Bersani e Di Pietro". "E' naturale, su questa base, che non solo gli elettori, ma anche numerosi eletti, non si riconoscano in quel tipo di approccio e di traiettoria - ha continuato Capezzone - ora è il tempo dei tatticismi è esaurito, in vista del 14 dicembre". Secondo il portavoce del Pdl, "Fini e Casini farebbero bene a considerare che più alzano i toni contro il premier, e più si rendono omogenei alla sinistra e ai dipietristi".