Governo, Fli e Udc ora trattano con Berlusconi La Chiesa preme Casini: niente alleanze con Fli

Berlusconi: "Per la fiducia alla Camera
siamo a quota 320&quot;. Dopo la ricucitura con la Carfagna, Fini lancia segnali di pace. <strong><a href="/interni/pressing_chiesa_leader_delludc_niente_alleanza_fli/26-11-2010/articolo-id=489440-page=0-comments=1">Pressing della Chiesa sull'Udc
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Roma - Berlusconi chiude il caso Carfagna e ostenta ottimismo sul voto di fiducia del 14 dicembre. Lo fa in pubblico, visto che davanti all’affollato Ufficio di presidenza del Pdl dice che i numeri ci sono. Ma anche in privato, perché in più di un faccia a faccia argomenta la sua convinzione con tanto di numeri: «Alla Camera siamo a quota 320». Se così fosse, insomma, una maggioranza neanche troppo risicata. Puntando sul fatto che alcune colombe del Fli sono decise a disertare il voto ma anche sul sostegno che può arrivare dal gruppo misto. Si vedrà. Di certo c’è che i pontieri del Pdl sono al lavoro come non mai su un doppio fronte: il Fli di Fini ma soprattutto l’Udc di Casini.
La «buona notizia» di giornata, però, è il rientro delle di dimissioni della Carfagna che mercoledì sera ha avuto un lungo incontro con il Cavaliere e ieri una riunione con il premier e i tre coordinatori del Pdl Verdini, La Russa e Bondi con tanto di collegamento telefonico con il coordinatore campano Cosentino. Ci si metterà intorno a un tavolo, fanno sapere gli interessati, e si risolveranno i problemi. Anche se pare che nell’intesa rientri anche un passo indietro della Carfagna per un’eventuale candidatura a sindaco di Napoli (dove oggi è atteso Berlusconi per l’emergenza rifiuti). Chissà. Di certo, c’è che il fronte campano esploso qualche giorno fa ha decisamente avvicinato l’area di Liberamente (di cui fa parte la Carfagna) a La Russa. Tanto che proprio durante il vertice Nato di Lisbona Frattini e il ministro della Difesa hanno concordato di uscire insieme, il primo intervistato da Repubblica e il secondo dal Corriere della Sera. E proprio La Russa non avrebbe fatto una piega sulla decisione, caldeggiata da tempo da Frattini ma gradita anche dalla Carfagna per le note vicende campane, di far slittare a giugno i congressi regionali del Pdl.
Intanto si va avanti a trattare in vista del voto di fiducia. È vero che Berlusconi non smette di punzecchiare sia Fini che Casini - «mi dicono che vorrebbero garanzie dal notaio in modo che il primo diventi presidente della Repubblica e il secondo premier...», spiega durante l’Ufficio di presidenza - ma un cambio di passo pare esserci stato. Sia sul fronte Fli che su quello Udc, con la soluzione Casini che al Cavaliere sarebbe certamente più gradita visto che Fini - ripete ai suoi il premier - è ormai «totalmente inaffidabile». L’idea sarebbe di incassare la maggioranza il 14 dicembre per poi andare verso quello che Frattini definisce un «rimpasto programmato», magari preceduto da un periodo di appoggio esterno al governo da parte centrista. Uno scenario su cui potrebbero «pesare» le giunte regionali di Lazio, Campania e Calabria dove l’Udc governa con il Pdl pur non essendo numericamente determinante. Se i centristi - già in difficoltà in Sicilia dopo l’uscita di Romano - perdessero assessori (potere e quindi voti) anche in quelle regioni, per Casini diventerebbe davvero difficile gestire la base del partito.
E forse è anche temendo che il leader centrista possa alla fine «sganciarsi» che Fini ha deciso di inviare segnali di pace. Al punto che ieri, durante la capigruppo di Montecitorio, è stato proprio il presidente della Camera - con tanto di «pizzino» esplicativo recapitato a Lupi - a proporre di rimandare a dopo il 14 dicembre le mozioni su Bondi e Calderoli (mentre per quella sul pluralismo Rai sembra sia ormai troppo tardi per un rinvio). Un modo per sospendere la «guerriglia parlamentare» e favorire la distensione, così da dare spazio al lavoro del ministro Alfano. Che - forte dei suoi buon i rapporti con i siciliani del Fli - sta verificando se esistono i presupposti per una tregua che passi per la modifica della legge elettorale. Che nei desiderata di Fini dovrebbe diventare il sesto punto del programma ed essere riscritta abbassando dal 55 al 45% l’asticella per incassare il premio di maggioranza alla Camera. Con un’intesa del genere il Fli sarebbe disposto ad astenersi durante il voto di fiducia. Anche se è difficile capire cosa ne possa venire a Berlusconi da un accordo simile. Se non il fatto di scongiurare il voto che, spiega il premier, in un momento di crisi come questo sarebbe «irresponsabile». «Il 14 dicembre contiamo di avere la fiducia. Altrimenti - aggiunge però Berlusconi - ci recheremo al Colle per chiedere nuove elezioni». Che nonostante le ambasciate in corso restano ancora la soluzione più probabile.