«Il governo ha avuto troppa fretta»

da Roma

Non ha nessuna intenzione di puntare il dito contro Gino Strada e neanche di prendersi una rivincita con la sinistra dalla quale ha dovuto subire duri attacchi malgrado abbia portato a casa tanti ostaggi italiani, ultime le due Simone, senza lasciare nessuno, tanto meno i suoi mediatori, nelle mani dei terroristi. Maurizio Scelli, che dopo la breve ma intensa esperienza alla Croce rossa italiana, è tornato a fare l’avvocato civilista, ha una sola grande preoccupazione: «Quello che è successo dopo la liberazione di Mastrogiacomo, le dichiarazioni dello stesso Strada, mi fanno dire che bisogna fare rientrare in fretta gli italiani che lavorano in Emergency e mettere in sicurezza gli afghani che lavorano nella struttura».
Avvocato Scelli, ha sbagliato Strada o il governo italiano?
«Innanzitutto devo dire che la scelta umanitaria è l’unica strada possibile. Associazioni come la Croce rossa o Emergency hanno un rapporto diretto con la popolazione e hanno gli strumenti per conoscere e capire come agire. Strada ha fatto il suo dovere sino a quando ha ricevuto la richiesta delle condizioni. Le condizioni di liberazione di Mastrogiacomo e il suo interprete non riguardavano lui ma il governo, che ha fatto sì che la storia in parte si concludesse. La cosa grave è stata quella di non porre la condizione che a fronte della liberazione di cinque terroristi di quella caratura, insieme a Mastrogiacomo bisognava rilasciare il suo interprete. Ma il governo aveva troppa fretta di portare a casa il giornalista di Repubblica. Strada ha sbagliato a non esporsi in prima persona. Io sono andato personalmente al rilascio delle due Simone con il mio mediatore. Subito dopo l’ho preso e portato via a Roma. Dove è stato interrogato dai pm. E adesso sta ancora in Italia. Per le strutture umanitarie è importante non apparire solo la difesa degli italiani. Così invece oggi appare Emergency e questo rende la situazione molto grave».
Quando lei si è occupato della liberazione dei quattro ostaggi, Agliano, Cupertino e Stefio e Quattrocchi, venne accusato da Strada e Notarianni, il direttore di Emergency, di avere pagato 9 milioni di euro...
«Fu un fatto molto grave perché il mio interlocutore, uno dei leader sunniti, Al Kubaisi, è dovuto scappare dopo queste dichiarazioni. Allora risposi che Strada non ne poteva sapere nulla visto che lui era venuto a Bagdad e stava chiuso in un albergo a cinque stelle. Finì con una querela di Strada, 600mila euro di richiesta di risarcimento e il processo va avanti. Mi viene da dire che oggi dovrebbe denunziare se stesso!».
Oggi la Croce rossa italiana non è più in Irak ed Emergency è l’unica struttura umanitaria presente in Afghanistan...
«Questo governo ha vanificato l’opera di una struttura, la Croce Rossa, che in due anni e mezzo aveva curato 250mila iracheni di cui 100mila bambini togliendo i finanziamenti. Oggi anche Strada si trova in una situazione difficile e minaccia di andare via se non viene rilasciato Hanefi. E dire che quelle missioni vengono giustificate proprio con il sostegno ai civili. Sono molto preoccupato, perché l’ultima denuncia che lancia Strada per difendere Hanefi è che avrebbe gestito due milioni di euro per pagare la liberazione di Torsello. Questo rende ancora più in pericolo la vita del suo mediatore, che a questo punto forse è più garantito in carcere. Strada ha fatto passare Emergency per una banca del governo. Ha perso la sua neutralità di fronte agli afghani. Questo oggi è il dato più preoccupante».