Il governo ha fretta di distruggere le leggi del Polo

Subito stop alla riorganizzazione della giustizia, della scuola e al ponte sullo Stretto. Il premier: «Lo vedrà mio figlio»

Anna Maria Greco

da Roma

Romano Prodi annuncia la sua «controriforma». Le priorità del nuovo governo dell’Unione sono, per incominciare, un alt a provvedimenti del precedente esecutivo. C’è la sospensione dell’attuazione della riforma della Giustizia e la riforma della legge sull’inappellabilità (ex-Cirielli), come voleva l’Anm; c’è la rimodulazione dei tempi d’attuazione della riforma della scuola, con la correzione dei decreti sulle nuove classi di laurea. C’è uno stop al ponte sullo Stretto e se per ora non si fanno modifiche alla Bossi-Fini, che però Prodi conferma di voler cambiare, si introducono intanto nuove regole di cittadinanza.
In cima alla lista delle priorità c’è il ritiro del nostro contingente dall’Irak, che sarà deciso forse accorpando in un unico decreto-legge exit strategy e rifinanziamento delle missioni all’estero e viene accolto da un coro di critiche dalla Cdl. Nel vertice di ieri tra il premier e i ministri degli Esteri, Massimo D’Alema e della Difesa, Arturo Parisi, non si è fissata una data ma il rientro dei militari dovrebbe avvenire entro l’autunno. Anche se il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, reclama «segnali chiari di discontinuità» e sollecita Prodi ad attuare il disimpegno italiano «prima dell’estate». Per Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia, il governo «è nello stallo più totale, sulla missione di pace in Irak è buio fitto perché Prodi, D’Alema e Parisi sono sotto scacco della sinistra massimalista».
Tra i provvedimenti che palazzo Chigi ha ieri comunicato ai presidenti delle Camere, figurano poi la riduzione del cuneo fiscale e incentivi per assunzioni nel Dpef, la liberalizzazione del mercato energetico, il rilancio delle imprese, la riforma dei criteri di assegnazione dei diritti tv sugli eventi sportivi e il ddl su Roma Capitale e le aree metropolitane. «Una grande notizia», commenta il sindaco di Roma Walter Veltroni, dal suo letto al policlinico Gemelli. Ma subito il candidato-antagonista della Cdl Gianni Alemanno gli ricorda che «l’impegno per i poteri speciali di Roma appartiene a tutto l’arco politico dalla sinistra alla destra».
È lunga la lista delle misure comunicate dal titolare per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, che saranno discusse dai primi consigli dei ministri: comprende anche la legge sulle quote rosa, il ddl di attuazione delle norme costituzionali su Roma Capitale e sulle altre aree metropolitane, la proroga dal 31 luglio al 15 dicembre della sospensione dei giudizi pendenti e delle procedure di riscossione e recupero dei carichi contributivi previdenziali di agricoltori e imprese agricole, il ddl di rinnovo delle deleghe per il rilancio dell’agricoltura, il codice agricolo e la revisione del settore biologico.
Quanto al ponte sullo Stretto, proprio dalla Sicilia il premier spiega che non vede l’opera «come un demonio, ma le priorità sono altre e devono essere compatibili con le risorse che sono quello che sono». E per far capire che è un intervento del futuro, aggiunge: «Il Ponte lo vedrà mio figlio». Con una vena polemica, Prodi precisa di aver visto che la stampa (leggi: Il Giornale) ha ricordato che quando era presidente dell’Iri parlava diversamente della questione. «Non mi sono pentito - afferma -, non ho nulla contro il ponte, ma quando vedo che non c’è un’autostrada che ci arriva e quando so che a Palermo l’acqua arriva razionata e le ferrovie sono quello che sono mi chiedo quali siano le priorità». Gianfranco Micciché, vicecoordinatore nazionale di Fi, replica che la motivazione è falsa: «Il ponte si fa con i soldi europei, se Prodi non lo vuole è solo per punire la Sicilia». E l’azzurro Elio Vito è convinto che questo governo non farà «nessuna opera pubblica di cui ha bisogno l’Italia per crescere».
Il presidente del Consiglio è nel capoluogo siciliano per la chiusura della campagna elettorale della candidata dell’Unione alla presidenza della Regione, Rita Borsellino. «Le amministrative non sono un test per il governo», dice. Ma sottolinea che si tratta di «un passaggio importantissimo per la Sicilia, perché «se non c’è un cambiamento qui non c’è in Italia».
Da Milano, dov’è al fianco del candidato-sindaco di centrosinistra Bruno Ferrante, lo smentisce in qualche modo il segretario dei Ds, Piero Fassino: «Questa non è una coda delle politiche di aprile, né una rivincita, ma potrà rafforzare e rendere più solida la maggioranza di governo». Nel capoluogo lombardo, ma per appoggiare la candidata dell’altro polo, Letizia Moratti, c’è anche il leader del Carroccio Umberto Bossi. «Il governo Prodi - commenta - mette le mani su tutto, d’altra parte chi vince le elezioni fa quello che vuole».