«Il governo è inaffidabile C’era un’intesa da rispettare»

da Roma

Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, con la vicenda del welfare il governo vi ha un po’ rovinato la manifestazione?
«Diciamo che ce l'hanno messa tutta. Ci hanno provato».
Perché non va bene il testo con le modifiche chieste dalla sinistra antagonista?
«Guardi, io lo so che ci sono cose che mi potrebbero andare bene nel testo della commissione, ad esempio sulle pensioni. Ma c’è stata un accordo. Avrebbero solo dovuto recepirlo».
E invece cosa è successo?
«Lo hanno rimesso in discussione dimostrando di essere inaffidabili. Non si sa mai chi ha l’ultima parola. In queste condizioni non si potranno più fare accordi».
Parla come Montezemolo. Fine della concertazione, quindi?
«Dico che è un problema serio. Aggravato dall’impressione che il governo si stia comportando così solo per la sua sopravvivenza. Insomma non dico che gli accordi debbano essere scritti sulla pietra, però dovrebbero essere cambiati da quelli che li hanno fatti».
Nel merito ha già detto che a voi l'allargamento della platea degli usuranti va bene. Avete invece protestato per l’abolizione dello staff leasing. Perché?
«È uno dei contratti più garantiti per i lavoratori. Dicono che vogliono far diminuire la precarietà e poi cancellano un contratto a tempo indeterminato».
E ora puntate ad abbassare le imposte sui redditi. Anche questa non è una battaglia tradizionale per i sindacati italiani...
«Per molto tempo il sindacato si è basato sull’equazione tra tasse e servizi sociali. Solo che adesso siamo arrivati a una situazione abnorme. Di fatto il lavoro dipendente si fa carico dell’evasione».
E questo invece è un cavallo di battaglia del sindacato...
«In realtà no, sto dicendo che fino a quando non si ridurranno le tasse, la politica non farà mai una politica seria di lotta all’evasione. Nessuno ha interesse a recuperare risorse se queste arrivano dal lavoro dipendente».
La spiega così l’evasione?
«C’è un altro aspetto. Molti cittadini, magari alcuni in modo strumentale, si chiedono perché devono pagare di fronte alle inefficenze e ai privilegi della politica. E questa è una realtà che non si può fare finta di non vedere».
Voi avete il polso del lavoro dipendente, alle ultime elezioni vi siete anche rafforzati nella pubblica amministrazione. I vostri rappresentanti fanno discorsi di questo genere? Sembrerebbero ragionamenti da liberi professionisti o da imprenditori...
«Certo, milioni di lavoratori dipendenti si stanno ponendo il problema delle tasse. Poi c’è anche l’aspetto del federalismo fiscale, In Italia le imposte si aggiungono l’una sull’altra. Stato, regioni, comuni e ora province. Un lusso che non possiamo permetterci».
L’altra faccia della medaglia è che a fronte di tasse più basse servono tagli alle spese. È d’accordo anche su questi?
«È un fatto anche morale ed etico. Non ci possiamo permettere così tanti costi della politica. Se venissero tagliate del 90 per cento le auto blu o se si dimezzassero assessori, consiglieri, parlamentari e ministri, la democrazia non perderebbe niente. Anzi. Non vedo perché ci debbano essere 400 mila persone che vivono di politica».
Tra Cgil, Cisl e Uil ci sono ancora opinioni diverse su come tagliare le imposte?
«C’è una proposta unitaria per diminuirle sui salari e sugli aumenti contrattuali, sia nazionali sia legati alla produttività».
Visto che la considerate una vera e propria «vertenza», cosa farete per sostenerla?
«Abbiamo una piattaforma e se non avremo risposte sulle tasse e anche sui rinnovi contrattuali per i pubblici e per i privati, faremo iniziative di lotta. Compreso uno sciopero generale».