Il governo insiste: era urgente cacciare Speciale

La risposta ai rilievi della Corte dei conti sulla sostituzione ai
vertici delle Fiamme gialle: cambio necessario per superare le tensioni
con la Gdf. Il commiato dell’alto ufficiale: "Sono sempre stato trasparente"

Roma - Per Palazzo Chigi è «legittimo» e non va corretto il decreto del primo giugno che nomina Cosimo D’Arrigo comandante della Guardia di finanza, senza rimuovere Roberto Speciale. La revoca era «automatica» nella sostituzione per il governo, che risponde così ai rilievi formali inviati lunedì dalla Corte dei conti.
Una lunga e dettagliata lettera del ministero dell’Economia spiega che l’atto, deciso all’unanimità dal governo, era urgente per la necessità di tutelare la funzionalità di un corpo militare che svolge anche funzioni di polizia economica giudiziaria di particolare rilevanza. La sostituzione di Speciale con D’Arrigo, si spiega, era necessaria per le tensioni createsi tra il vertice politico e quello della Gdf: condizioni oggettive di contrasto e di contrapposizione mediatica.

Insomma, il governo non riconosce di aver fatto errori e insiste. Toccherà ora alla Corte dei conti accettare o no le spiegazioni del governo. Se il consigliere incaricato Claudio Iafolla le considererà valide procederà alla registrazione. Se invece rifiuterà il visto, la decisione passerà alla Sezione di controllo. E in caso di un no anche dall’organo collegiale il governo potrà chiedere la «registrazione con riserva», con un Consiglio dei ministri, e poi spiegarne le ragioni al Parlamento.

Proprio mentre l’esecutivo faceva la sua ultima mossa per chiudere il caso-Visco, Romano Prodi riceveva a Palazzo Chigi il presidente dei magistrati contabili, Tullio Lazzaro. Ufficialmente, un incontro programmato da tempo, sembra per parlare di problemi del bilancio della Corte. Ma il lungo colloquio che si è tenuto in mattinata probabilmente è servito anche per un chiarimento sulla delicata vicenda. Si sa che ci sono già stati tra i due contatti informali, dopo che la Corte era stata presentata come refugium peccatorum, destinandovi uno Speciale descritto a tinte fosche alla Camera dal ministro dell’Economia. Il generale ha poi rifiutato quel posto di consigliere. E dove andrà? Probabilmente rientrerà nell’esercito da cui proveniva, ma anche questo senza un esplicito provvedimento. Un altro «automatismo»?

Il governo, comunque, aveva fretta di chiudere questa storia, per bloccare le polemiche da parte dell’opposizione e non solo. «Ne va della credibilità dell’esecutivo», aveva detto il ministro Antonio Di Pietro. Subito dopo la notizia della risposta di Palazzo Chigi alla Corte viene annunciato che oggi ci sarà la cerimonia d’insediamento di D’Arrigo al vertice delle Fiamme gialle, presente Padoa-Schioppa, anche se il decreto non è stato ancora registrato. Fino a poco prima, sembrava che l’appuntamento dovesse slittare. Appena arrivati i rilievi della Corte, il portavoce del governo Sircana aveva annunciato per ieri la replica di Palazzo Chigi, precisando che non ci sarebbe stato un Consiglio dei ministri straordinario. Cioè, non s’intendeva fare un nuovo decreto e tornare sul Colle.