Governo italiano preoccupato «Adesso la pace si allontana»

Berlusconi: «Mi sono molto dato da fare per avvicinare i due popoli, sono addolorato». Fini: «Si aprono degli scenari inquietanti»

Anna Maria Greco

da Roma

Prevale la preoccupazione nella Casa delle libertà per la vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi. Il giudizio è negativo. «Molto, molto negativo - dice Silvio Berlusconi -. Purtroppo tutto ciò che abbiamo sperato, una possibilità di pace tra Israele e Palestina, si rimanda chissà a quando».
Il premier è «molto deluso e addirittura addolorato», quando ne parla a Radio Montecarlo e prima ancora a Tutte le mattine, Maurizio Costanzo Show. Spera che il risultato finale non sia questo, che ci sia ancora speranza, ma quando arriva la conferma commenta: «Ora si ricomincia tutto daccapo con Hamas...».
Stessa reazione negativa dal vicepremier e ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, che parla di uno «scenario inquietante» e del rischio di allontanare la nascita dello Stato palestinese. «Se Hamas vuole avere un ruolo nel processo di pace - spiega il presidente di An ospite di Otto e mezzo - allora ripudi il terrorismo. Faccia come l’Olp di Arafat che anni fa abbandonò la volontà di cancellare lo Stato di Israele». Dopo aver ricordato che fu proprio l’Italia a convincere l’Ue a «inserire Hamas nella black list delle organizzazioni terroristiche», Fini dà ragione a Israele che dice di non potersi «sedere al tavolo della pace con chi nega il suo diritto a esistere» e con «un’organizzazione terroristica». Lo comunità internazionale, dunque, dovrà dimostrare «la massima compattezza».
E preoccupato è anche il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, consapevole che questo voto va rispettato ma anche che è «ormai il segnale di una situazione che i palestinesi ritengono insostenibile». La questione mediorientale, per il leader Udc, deve tornare come «priorità assoluta» nell’agenda della politica europea e internazionale.
Berlusconi ricorda gli sforzi fatti personalmente per avvicinare Palestina e Israele, le iniziative per la conferenza di pace a Erice e sul Piano Marshall. «L'Italia ha dato il suo contributo - spiega - per l’economia della Striscia di Gaza, partecipando alla donazione di tre miliardi di dollari per la Palestina». Tutto questo rischia ora di venire vanificato dalla vittoria di Hamas, che «non ha rapporti amichevoli con Israele». Da un lato, ricorda il presidente di Forza Italia, c’è stata la malattia di Sharon e dall’altro il risultato di queste elezioni: «Sono prospettive negative e me ne dispiaccio perché il confronto israelo-palestinese è una ferita ancora aperta».
Il commento del ministro leghista delle Riforme Roberto Calderoli, alla vittoria di Hamas è provocatorio. «Ci si illude che possa esistere un Islam moderato. Ma i fatti, purtroppo, dicono il contrario». Se i palestinesi hanno votato in massa per questa formazione estremista vuol dire che l’obiettivo non è certo la pace e il dialogo, «quanto l'annientamento di tutto ciò che è diverso da loro». Calderoli critica la nascita in Italia delle consulte islamiche e il centrosinistra che vuole il voto agli immigrati. Immigrati, secondo Calderoli, che la pensano come «quelli che, in Palestina, hanno votato in massa per Hamas».
Reazioni preoccupate per il risultato delle elezioni palestinesi vengono anche dal segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, dal ministro centrista per i Beni culturali Rocco Buttiglione e da Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Fi, concordi nel ritenere necessaria un’azione più decisa da parte della comunità internazionale, Unione europea in testa. «Bisogna evitare - dice Cesa - di gettare alle ortiche il lavoro positivo e faticoso fatto sin qui da Israele, il cui atto più significativo - conclude - è stato il ritiro da Gaza». Anche Buttiglione sollecita «grande attenzione» internazionale ed europea. «Questo risultato - dice Tajani - preoccupa tutti coloro che lavorano per costruire la pace in medioriente. Ma nello stesso tempo deve far crescere l'impegno generale per portare alla realizzazione del progetto destinato a far nascere lo stato palestinese e contemporaneamente a garantire la sicurezza di Israele. L’Europa dovrà fare la sua parte».