Governo, Lega in pressing sul Cavaliere

Berlusconi attende l’esito del voto nella capitale. Bossi: «Bisogna chiudere con la squadra prima dell’elezione dei presidenti delle Camere». Spunta il nome di Montezemolo

da Roma

La Lega è in pressing e Silvio Berlusconi decide di prendere tempo, tanto che lavorerà sulla squadra di governo anche durante il ponte del 25 aprile. Un po’ perché il Cavaliere continua a ragionare su molte delle caselle da riempire, visto che anche piccoli spostamenti rischiano di ridisegnare il quadro complessivo. Un po’ perché a questo punto è bene aspettare il risultato dei ballottaggi di Roma per sapere con certezza se Gianni Alemanno farà parte della squadra o siederà sulla poltrona di sindaco di Roma. D’altra parte, i sondaggi del Cavaliere danno un sostanziale testa a testa tra i due candidati e, dunque, lasciano sperare nel colpaccio.
Per il momento, infatti, la partita appare sostanzialmente in stand by, con sottotraccia un deciso braccio di ferro con la Lega. Non a caso Berlusconi ribadisce al Carroccio l’invito a «cambiare assolutamente linguaggio». Per poi bocciare l’idea delle ronde ventilata dal candidato al ministero dell’Interno Roberto Maroni: «Non condivido questo tipo di autodifesa da parte dei cittadini». Posizione, certo, che hanno anche ragioni elettorali visto che Francesco Rutelli sta giocando la partita del Campidoglio soprattutto in chiave anti leghista. Che attriti ce ne siano, però, è indubbio. Da quando Umberto Bossi ha deciso di annunciare i quattro ministri della Lega appena varcati i cancelli di Arcore. Tanto che ieri il Senatùr è tornato sul punto: «Niente tentennamenti e soprattutto si sta sulle cose decise e sulla parola data». Come a dire, nessuno pensi di cambiare le carte in tavola. Dove invece sembra ballare ancora la poltrona di vicepremier per Roberto Calderoli. Sarebbe perplesso il Cavaliere, ma pure Letta e Giulio Tremonti. Tutti problemi che Berlusconi e Bossi affronteranno sabato a Arcore perché - spiega il leader della Lega - «bisogna chiudere prima delle elezioni dei presidenti delle Camere» altrimenti «sono sempre possibili sorprese». Il Carroccio, insomma, vuole usare il voto sui numeri uno di Montecitorio e Palazzo Madama (Gianfranco Fini e Renato Schifani, uno di An e l’altro di Forza Italia) come strumento di pressione per ottenere quel che chiede nella squadra di governo. Questioni che saranno affrontate già oggi durante un faccia a faccia a Palazzo Grazioli tra il Cavaliere e i vertici azzurri.
Il tam tam di giornata, poi, accredita l’ipotesi di una poltrona ministeriale per Luca Cordero di Montezemolo che ieri ha pranzato con il Cavaliere. Un’indiscrezione che filtra soprattutto dall’entourage del presidente uscente di Confindustria. E ufficialmente tutti gli interessati smentiscono. «Non abbiamo parlato di un mio incarico», spiega Montezemolo. «Non gli offerto alcun ministero - gli fa eco Berlusconi - anzi è lui che mi ha proposto di andare a lavorare in Fiat... ».
Per il resto, le caselle restano sostanzialmente ferme sui nomi dei giorni scorsi: agli Esteri Franco Frattini; all’Interno Maroni, alla Difesa Ignazio La Russa; all’Economia Tremonti; alle Attività produttive (con le Comunicazioni) Claudio Scajola; al Welfare (con la Sanità) Maurizio Sacconi o Gianni Alemanno; all’Istruzione Mariastella Gelmini; alle Infrastrutture Altero Matteoli; all’Agricoltura Luca Zaia; ai Beni culturali Sandro Bondi; all’Ambiente Michela Vittoria Brambilla. Alla Giustizia resta in pole position Elio Vito, anche se circola ancora il nome di Roberto Castelli e ieri qualcuno buttava lì quello di Scajola.