Governo, linea dura per far saltare il banco di evasori e illegali

La lotta al gioco illegale e all’evasione fiscale rappresenta uno degli aspetti peculiari della Legge di Stabilità che ha avuto il via libera ieri dalla Commissione Bilancio della Camera. Il provvedimento dovrà passare ora al Senato per essere approvato in via definitiva. Il testo contiene norme più severe su questi due punti oltre a fornire maggiori poteri ad Aams sul controllo dei giochi e sul rilascio delle concessioni statali. Di grande interesse anche il comma che fa ordine sulle competenze dei giudici, discutibile quello che impone ai concessionari di versare allo stato una quota in caso di pay-out inferiore all’80%. Secondo le stime del Governo l’applicazione di questa legge porterà nelle casse dello Stato almeno 500 milioni di euro nel 2011. Bocciati i due subemendamenti sui giochi presentati da Barbato, nei quali si chiedeva lo stralcio dell’intera materia e la reclusione da uno a tre anni per il mancato collegamento alla rete delle slot machine. Ma andiamo con ordine.
Sul gioco illegale si passa dalla sanzione amministrativa, pari al 120 o al 240% della maggior imposta, alla chiusura dell’esercizio da uno a sei mesi in caso di violazione superiore a 50 mila euro. Ma la novità più importante va al di là di questo paragrafo e riguarda la definizione di «soggetto passivo d’imposta», che può essere chiunque, anche in assenza di concessione dei Monopoli di Stato, basta che gestisca «con qualunque mezzo, anche telematico, per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero, concorsi pronostici o scommesse di qualsiasi genere». E ancora. «Se l’attività è gestita per conto di terzi, il soggetto per conto del quale l’attività è esercitata è obbligato solidalmente al pagamento dell’imposta e delle relative sanzioni». Ne scaturisce quindi che saranno sottoposti a tassazione anche i famosi ctd collegati a società italiane o straniere evitando al contempo qualsiasi ipotesi di legittimazione dell’attività svolta dai ctd o da altre forme di intermediazione «grigie».
L’evasione fiscale prevede sanzioni pari al 30% degli importi non pagati nei termini previsti a carico di chi omette o ritarda il pagamento dell’imposta dovuta. Il legislatore ammette anche riduzioni ridotte a un decimo o a un dodicesimo «sempreché la violazione non sia stata già oggetto di comunicazione di omesso versamento e che comunque non siano iniziati ispezioni verifiche o altre attività amministrative di contestazione». Come dire: «Mettetevi in regola, vi conviene».
C’è un comma inoltre che vuole fare chiarezza sulle competenze territoriali dei giudici. Non siamo all’istituzione di un Tar unico, come s’è verificato in passato con i problemi relativi allo sport professionistico e in particolare al calcio, ma almeno s’è fatto un passo avanti. Questo il testo: «Per le cause di opposizione all’ordinanza ingiunzione \ è competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato che ha emesso l’ordinanza ingiunzione».
Appare paradossale invece in un paese a ispirazione liberale la norma che obbliga i concessionari di scommesse sportive a quota fissa «a versare all’erario il 20% della differenza lorda» nel caso di «restituzione in vincite inferiori all’80%». Almeno si fosse trattato del ricavo al netto delle tasse. In altre parole il concessionario quando perde, perde da solo, mentre deve restituire qualcosa all’erario nel caso di un pay-out inferiore all’80%. È come se lo stato imponesse un limite al pay-out e ai guadagni. Sul piano costituzionale la norma non regge. Senza considerare gli effetti deleteri sulla già malandata scommessa ippica.