Il governo manda 500 soldati contro la camorra

Esercito in Campania dopo la strage di Castelvolturno. La Russa: "Non toglieremo nessun militare alle città". Stretta sugli immigrati clandestini: 78 milioni per 10 nuovi Cpt e test del dna per i ricongiungimenti dubbi

Roma - L’esercito contro la camorra, presenza dello Stato sul territorio, lotta senza patti con la mafia, come ai tempi dell’operazione Vespri Siciliani. Cinquecento militari verranno inviati dal governo in Campania, in particolare nel Casertano, dopo il raid camorristico di Castelvolturno in cui un commando di malavitosi ha ucciso cinque immigrati.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva già evocato in questi primi mesi di governo la battaglia contro la criminalità del 1992, quando furono mandati in Sicilia i soldati dopo le stragi di Cosa Nostra. La prima novità erano stati, due mesi fa, i tremila militari nelle città, intervento contestato ancora in fase di sperimentazione. Adesso scatta l’operazione dei 500 uomini per fermare la camorra in questa nuova fase di aderenza tra clan e razzismo, di bande alla ricerca di un controllo sulle etnie straniere. I cinquecento militari arriveranno l’1 ottobre e rimarranno nel Casertano almeno tre mesi. Non faranno parte del contingente di tremila già schierato: l’operazione non toglierà soldati alle città, ha chiarito La Russa. Sulla carneficina di Castelvolturno riferirà oggi alla Camera il ministro dell’Interno Maroni. Già ieri ha risposto così agli attacchi di Walter Veltroni: «Sono sconcertato dalle polemiche sull’arresto di uno dei presunti autori della strage da parte della sinistra e dal segretario del Pd». L’intervento dell’esercito è necessario perché «temiamo che ci possano essere altri episodi di violenza».

Comunità immigrate da proteggere, come gli italiani, ma anche regole per gli stranieri che entrano senza permessi: sono queste le due decisioni del Consiglio dei ministri di ieri, che ha deciso di creare dieci nuovi centri regionali di permanenza (ex cpt, ora si chiamano Cie) per immigrati clandestini. Si partirà da quei territori che non hanno mai voluto una struttura di questo tipo: e quindi le regioni centrali di Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, per esempio. Ma verranno rinforzati anche centri già esistenti. Si pensa infatti di utilizzare caserme dismesse.

Sono aumentati del 60% gli ingressi illegali: «Sono passati dai 14.200 del periodo gennaio-settembre 2007 ai 23.600 del 2008», ha fatto sapere Maroni. Ormai ci sono 9500 clandestini ospitati in strutture di emergenza, perché i Cie non bastano.
Gli stanziamenti previsti per i nuovi centri sono di 3 milioni di euro per il 2008, 37,5 per il 2009 e 37,5 per il 2010. Partirà ora la discussione con gli enti locali: «Nei prossimi giorni consulterò le Regioni e procederemo subito con i lavori», ha accelerato Maroni. Un dibattito non facile dal momento che molte regioni (soprattutto di centrosinistra) hanno espresso di recente i loro malumori.
Il Consiglio dei ministri di ieri ha poi approvato in via definitiva due decreti legge su ricongiungimenti familiari e status di rifugiato che hanno avuto il via libera dell’Unione Europea, secondo quanto ha annunciato Maroni: sarà introdotto il prelievo del dna obbligatorio in casi di parentela dubbia tra immigrati, mentre il rifugiato in attesa di sentenza dovrà aspettare in un luogo dichiarato alle autorità.

Il confronto con Bruxelles in realtà è ancora apertissimo: dagli uffici del commissario a Libertà e Giustizia Jacques Barrot hanno chiarito che la commissione europea ritiene compatibili con le norme comunitarie i due decreti confermati ieri dal governo, ma sono allo studio e «pongono problemi di compatibilità con il diritto comunitario» il decreto legge del pacchetto sicurezza firmato da Maroni (e già in vigore), nella parte in cui si prevedono espulsioni automatiche anche per i cittadini comunitari che abbiano commesso reati con pene superiori ai due anni, e l’aggravante di clandestinità. Viene contestato anche un altro progetto di legge sui limiti alla libera circolazione dei comunitari in relazione al reddito. La commissione si dice convinta di arrivare in tempi rapidi a «una soluzione conforme con il diritto comunitario». Barrot ha precisato però di non aver «notificato nulla all’Italia». L’eurodeputato radicale Marco Cappato ha chiesto alla Commissione tutto il carteggio con l’Italia perché l’azione di Bruxelles «non è chiara».