Governo, Marchionne: "L'incertezza crea danni"

L'ad della Fiat a Bruxelles per partecipare a un incontro sulla competitività del settore auto: "L'incertezza politica non aiuta. Noi abbiamo bisogno di tranquillità e stabilità per gestire le aziende". E sul tavolo con l'esecutivo esprime perplessità: "Noi andiamo avanti lo stesso"

Bruxelles - Dopo la Marcegaglia batte un colpo anche Marchionne. La parola d'ordine del mondo economico è una sola. Stabilità. "L’incertezza è la situazione che crea più danno. La stabilità è essenziale per tutto". Così l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha commentato la situazione politica attuale. Marchionne, giunto a Bruxelles per partecipare a Cars 21, una riunione ad alto livello sulla competitività del settore automobilistico in Europa, ha quindi osservato che "ovviamente" l’instabilità politica "non aiuta. Abbiamo bisogno di tranquillità per gestire le aziende" ha aggiunto l’ad di Fiat.

Scetticismo sul tavolo Un tavolo con il governo e le parti sociali per affrontare i problemi della Fiat? "Non so cosa dobbiamo fare con il tavolo: noi abbiamo già raggiunto l’accordo a Pomigliano, c’è la proposta di lavorare sul tavolo di Mirafiori". Per l’amministratore delegato della Fiat "il problema Fabbrica Italia va avanti a pezzi. Portiamolo avanti e cerchiamo di non creare altri problemi, è molto più semplice". Il tavolo, il governo "lo faccia fare alle parti". L’ad di Fiat ha risposto così a chi gli domandava cosa pensasse dell’ipotesi di un tavolo di concertazione, emersa recentemente in occasione del suo arrivo a Bruxelles.

Il futuro di Fiat Sulle prospettive del settore e le strategie per affrontare la crisi Marchionne ha osservato che è proprio questo l’obiettivo dell’incontro di Bruxelles. "C’è un grandissimo lavoro da fare - ha detto - per riconoscere quali sono i limiti dell’industria automobilistica a livello europeo e ne abbiamo parlato a lungo anche nel caso della Opel". È arrivato il momento, secondo Marchionne, di mettere sul tavolo le questioni più importanti, a cominciare dalle regole. E riferendosi all’accordo firmato con la Corea del Sud, ha osservato che, dal punto di vista degli scambi commerciali, "da una parte si dice una cosa e poi se ne fa esattamente un’altra. Bisogna riconoscere le condizioni competitive in cui ci troviamo. Non siamo messi bene. A livello europeo, quindi - ha detto ancora l’ad di Fiat - bisognerebbe fare qualcosa di veramente significativo e non continuare a mettere regole su questa industria: alla fine paghiamo sempre noi. Con regole più dure, obiettivi più duri e tempi raccorciati, è tutto a spese dell’industria".

Utili non in Europa Marchionne ha poi osservato che anche guardando ai conti economici "dei miei concorrenti che sono qui" si vede che "la maggior parte degli utili vengono da fuori e non dall’Europa". E per quanto riguarda la situazione particolarmente critica di Fiat sul fronte vendite, l’ad ha ricordato che è un trend dovuto "al tipo di vetture che facciamo: siamo concentrati nei segmenti A e B, quelli che sono stati incentivati nel passato, e ne stiamo pagando le conseguenze. Lo sapevamo già, l’ho detto a gennaio e ogni mese di quest’anno; speriamo che il 2010 finisca presto, così finiamo di ripeterlo".