Il governo non vuole espellere i clandestini usciti con l’indulto

Nessuno degli oltre 4mila extracomunitari con il foglio di via è stato accompagnato alla frontiera

Emanuela Fontana

da Roma

I centri di accoglienza temporanea per immigrati sono al collasso e centinaia di clandestini che escono dal carcere grazie all’indulto rimangono in libertà sul territorio italiano. L’allarme viene lanciato da Alleanza nazionale, e in particolare dall’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: «Il ministro Amato verrà denunciato se non applica la legge Bossi-Fini», avverte. Ma a dimostrare questa situazione sono anche i numeri forniti alle questure: la maggior parte dei 5.393 stranieri che stanno lasciando le case di pena sono irregolari e, da Torino a Milano, a Bologna, a molti di loro viene rilasciato il semplice foglio di via, che intima a lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. In pratica, un foglio di libertà.
Entro il pomeriggio di ieri, secondo quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia Clemente Mastella, sono stati rimessi in libertà circa la metà dei detenuti che possono usufruire dell’indulto. Ma è sempre meno chiara la gestione degli stranieri irregolari (almeno 4mila) che, secondo la legge Bossi-Fini, dovrebbero essere riaccompagnati al Paese d’origine o, in caso di non accertata identità, essere portati nei centri di accoglienza. In queste ore, infatti, alcuni vengono condotti nei Cpt, altri, non pochi, ricevono solo il «foglietto» per andarsene. Proprio tra alcuni di loro potrebbero rientrare quelle persone colluse con il terrorismo e su cui il dipartimento di Ps ha chiesto di prestare attenzione con una circolare firmata dal capo della polizia Gianni de Gennaro.
«Il terrorismo è escluso dai reati che rientrano nell’indulto - spiega Mantovano - ma le condanne per terrorismo in Italia come si sa sono pochissime. Vi sono invece una serie di reati correlati, come la falsificazione di documenti, che indicano una collusione pericolosa con il terrorismo e che sono inclusi nell’indulto».
La consegna del foglio di via è solo «l’ultima possibilità che dà la legge, quando i Cpt non fossero in grado di accogliere i clandestini», spiega Mantovano. Ma secondo il senatore di An la consegna della semplice intimazione sta scattando in modo quasi automatico: «Ieri - sottolinea - il sottosegretario alla Giustizia Manconi ha dichiarato che, poiché il centrosinistra intende modificare la Bossi Fini, “nessuno di noi vuole inseguire il clandestino straniero e non li spediremo nei centri di accoglienza temporanea”. Questo vuol dire che, violando una legge in vigore ancora non modificata, il governo permetterà a extracomunitari clandestini a elevata pericolosità di circolare liberamente in Italia».
In effetti le cifre sembrano andare in questa direzione. Dalle carceri di Torino e Ivrea sono stati scarcerati nella giornata di ieri circa 80 clandestini, ma solo dieci di loro sono stati portati nei centri di accoglienza temporanea. Gli altri sono liberi sul territorio ed è stato loro consegnato il «foglio di via». L’ufficio immigrazione della questura di Torino sta organizzando un alleggerimento del Cpt del capoluogo piemontese, organizzando voli di linea per i clandestini, accompagnati dai poliziotti di scorta. «Non c’è emergenza», tranquillizza il prefetto, Goffredo Sottile.
Il rischio, però, è che in tutta Italia gli uffici immigrazione siano costretti a svolgere turni aggiuntivi per fare da scorta agli immigrati che devono essere rimpatriati per «fare spazio» nei centri. A Bologna, su 19 stranieri scarcerati solo due erano in regola con il permesso di soggiorno. Undici sono stati portati al centro di accoglienza di via Mattei, altri quattro hanno ricevuto il foglio con l’intimazione a lasciare il nostro territorio.
Al centro milanese di via Corelli dichiarano di «essere pronti» all’arrivo degli immigrati clandestini fuoriusciti dal carcere da espellere. Ma in realtà i 124 posti sono tutti occupati.
Due clandestini liberati grazie all’indulto dal carcere di Terni, un marocchino e un tunisino, non immaginando forse di avere la possibilità di rimanere, per evitare di essere espulsi si sono invece tagliati le vene, ma dopo la medicazione in ospedale sono stati ricondotti nel carcere dal quale erano usciti qualche ora prima.