Il governo non vuole uno spettacolo di processo

Un punto fisso lo mette il ministro Carlo Giovanardi: i processi non sono uno spettacolo pubblico. Quindi i teatri non sono le «aule» più adatte per celebrarli. È una risposta neppure troppo implicita alla proposta fatta nei giorni scorsi dal procuratore aggiunto di Genova, Mario Morisani, che, lamentando l’assenza temporanea di un locale abbastanza ampio per accogliere gli imputati, i testimoni, gli avvocati, i giudici e anche gli «spettatori» del super processo ai poliziotti del G8, chiedeva al Comune di mettere a disposizione un palcoscenico e una platea da trasformare in aula giudiziaria. Il ministro Giovanardi interviene alla Camera e in diretta tv sulla Rai, nel corso di un question time alla Camera. A sollevare il caso era stato Angelo Santori, deputato di Forza Italia, che metteva in guardia dal rischio di scambiare «l’aula di un tribunale, luogo deputato ad accogliere un processo, per l’Isola dei famosi», soprattutto considerando, che questo processo «coinvolge l’onorabilità dei singoli e, nella fattispecie, addirittura il prestigio delle forze dell’ordine». Il parlamentare chiedeva di fatto un «no» secco alle richieste della procura di Genova.
Da parte del rappresentante del governo è arrivata una risposta meno tranciante, pur se rigorosa. Dopo aver spiegato in aula che la necessità di trovare un luogo adatto ad accogliere tutti gli «attori» del processo deriva dal fatto che l’aula bunker di Genova sarà inagibile fino a gennaio per lavori di ristrutturazione, Giovanardi ha sottolineato come il codice di procedura penale imponga l’obbligo di «pubblicità» del processo, pena la sua nullità. È quindi necessario contemperare le esigenze dei magistrati con quella di mantenere il processo entro i giusti binari dei diritti di imputati e accusatori. «Le norme però consentono anche al Presidente di disporre per ragioni di ordine, in casi eccezionali, che l'ammissione nell'aula di udienza sia limitata ad un determinato numero di persone - ha concluso il ministro -. Pertanto si confida che il Presidente del tribunale voglia regolare la presenza in aula del pubblico in maniera tale da non spettacolarizzare il dibattimento a vantaggio di chi intende strumentalizzare l'udienza per fini politici di parte».