Governo, offensiva di An sul Welfare

Oggi nuove riunioni a palazzo Grazioli per definire il nuovo esecutivo. Alemanno prima lancia Mantovano, poi invece riconferma la fiducia al portavoce di Alleanza nazionale Ronchi

Roma - «Non mischiamo il sacro con il profano». Silvio Berlusconi risponde così a chi gli chiede di fare un parallelismo fra la vittoria del Milan nel derby e la formazione del governo. E per «sacro», il Cavaliere intende il Calcio e per «profano» la Politica.

E dopo essersi dedicato al «sacro», oggi il presidente del Consiglio in pectore dovrà dedicarsi al «profano», con previste riunioni a Palazzo Grazioli. La lista del toto-ministri continua ad avere due caselle non secondarie (Giustizia e Welfare) piuttosto affollate di candidati ministri.

Al ministero di Via Arenula restano alte le quotazioni di Angelino Alfano (coordinatore di Forza Italia per la Sicilia) e quelle di Elio Vito, mentre perdono terreno quelle di Marcello Pera: il nome dell’ex presidente del Senato, però, non è definitivamente uscito di scena. Scendono decisamente quelle di Claudio Scajola, interessato più a ricoprire il ruolo di ministro delle Attività produttive (ribattezzato da Prodi dello Sviluppo economico): seppure circondato da viceministri «pesanti». Le deleghe sulle Comunicazioni dovrebbero andare a Paolo Romani, quelle per il Commercio estero ad Adolfo Urso, quelle dell’Energia a Guido Possa.

Ad agitare le acque, poi, interviene il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno. In una trasmissione televisiva sostiene che An «non è disposta a rinunciare al ministero del Welfare». E per quel dicastero fa il nome di Alfredo Mantovano: «Di lui ho grande stima», dice. Negli ambienti di via della Scrofa viene ricordata l’esistenza di un accordo (elaborato prima del risultato della capitale) in base al quale il ministero della Giustizia sarebbe spettato a Forza Italia, mentre ad An sarebbero andati tre ministeri «di peso»: le Infrastrutture a Matteoli, la Difesa a La Russa, ed il Welfare dove sarebbe dovuto approdare proprio Alemanno se avesse vinto Rutelli.

E lo stesso sindaco di Roma, dopo la trasmissione televisiva, precisa di non aver avanzato alcuna candidatura di Mantovano. Anzi «per quanto riguarda il Welfare la candidatura espressa da An è quella del portavoce Andrea Ronchi». Per Forza Italia, però, il Campidoglio ha un peso specifico analogo a quello di due ministeri. Così la partita resta tutta da giocare.

Una soluzione potrebbe essere quella di dividere le competenze del Welfare. Il ministero comprende le deleghe del vecchio ministero del Lavoro più quello della Sanità. Per quest’ultimo (ribattezzato ministero della Salute) Berlusconi vedrebbe di buon occhio la nomina di Ferruccio Fazio, ricercatore dell’Ospedale San Raffaele.

Resterebbero comunque nel ministero le deleghe sul Lavoro e sulla Previdenza: e queste potrebbero essere divise. In tal caso, potrebbe rientrare in campo (Pdl, lato Forza Italia). Un’ipotesi che An non vedrebbe di buon occhio.