Il governo ora deve saldare il suo «debito» con l’ippica

Nelle capaci e fameliche casse del ministero dell’Economia sono entrati una marea di soldoni, oltre 450miliomi di euro, quasi 900 miliardi delle vecchie lire, derivanti dalla concessione-vendita dei punti di raccolta del gioco (Agenzie ippiche, sportive e corner). Una buona parte proviene dalle concessioni per il gioco sui cavalli, il resto per il gioco cosiddetto sportivo che riguarda principalmente il calcio. Vorrei farne un problema “morale”. Anche se in politica e quando si tratta di soldi il significato della parola morale assume un senso sempre più sfumato sino a scomparire del tutto in alcuni casi. Questa mia riflessione è indirizzata idealmente in prima persona al ministro Padoa-Schioppa (che non la leggerà mai), che mi auguro non sia - come appare del resto - non ancora completamente integrato dalla “morale” come viene intesa, percepita e praticata in politica. Un breve antefatto per chiarire il perché considero il problema “morale”. Il primo governo di centrosinistra, mise in atto un qualche cosa di analogo, a proposito di concessioni per l’esercizio del gioco sui cavalli, con la istituzione del meccanismo dei “minimi garantiti”. I vincitori delle concessioni erano contrattualmente obbligati a garantire un volume di gioco minimo che avrebbe dovuto portare alle casse dell’ippica le risorse economiche necessarie al suo sostentamento. Non fu così. Nella sostanza ci furono errori di valutazione da tutte le parti e interventi politici, in qualche ben nascosto “comma” di una Finanziaria (l’azzeramento in parte e la dilazione dei “minimi”), che di fatto vanificarono questa iniziativa. Da allora il sistema di finanziamento dell’ippica cominciò a vacillare. Si resse con interventi tampone (iniezioni di denaro), del MIPAF, allora sotto la guida del ministro Alemanno.
Vi è stato il cambio della “guardia” ed il nuovo governo, memore dell’esperienza negativa di allora, mise mano di nuovo al problema, ottenendo i risultati economicamente apprezzabili di cui sopra. Qui siamo alla questione “morale”. Tutte le somme derivate dai cosiddetti “minimi garantiti” delle concessioni ippiche, dovevano confluire alle casse dell’Unire. È andata a finire che i soldi non sono mai arrivati o in parte minimissima. Il Coni furbescamente, si è protetto, riuscendo a farsi garantire per alcuni anni dal ministero dell’Economia una somma sufficiente al regolare fabbisogno del settore. L’ippica è rimasta in mezzo al guado (o meglio: con una mano davanti e l’altra dietro), e oggi deve fare i conti con una crisi della quale allo stato, non si possono valutare ancora i confini e vi assicuro che sono ottimista. Con una inevitabile e conseguente feroce guerra tra poveri per la spartizione del poco disponibile.
A questo punto mi chiedo: perché se i minimi garantiti erano appannaggio dell’ippica ora, non dico tutti, ma una piccola frazione dei denari incassati dall’Economia per effetto delle “concessioni” ippiche, non devono ritornare all’ippica, per dare serenità ad un settore dilaniato e preoccupato? L’Unire vive un periodo non facile, stretta come in una morsa: tra gli scopi istituzionali; l’incremento ed il miglioramento delle razze equine - la ragione unica dell’esistenza dell’Ente - gli obblighi con le Società di corse, rigidamente regolati da convenzioni non comprimibili, le quali oggi – inoltre - sono garantite da un uomo identificabile con le Società a capo dell’Unire. Le spese di funzionamento anche queste difficilmente comprimibili, conseguentemente l’unico capitolo di spesa che ne viene a soffrire è il montepremi. In palese contrasto con la ragione stessa dell’esistenza dell’Ente.
In ragione delle considerazioni di cui sopra ritengo ci si trovi veramente davanti ad un problema morale: volete che l’ippica sopravviva? Allora il ministero dell’Economia deve farsi carico del ritorno di almeno una parte dei denari incassati (questa volta non come la precedente solo promessi e mai pagati), anche in una previsione di intervento ove si verificasse la deprecata ipotesi di una probabile e ulteriore aggiustamento al ribasso del montepremi. Ripeto: oggi unica voce “fluttuante” del rigido bilancio Unire per tutte le altre voci, Società di corse in testa.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)