«Il governo paghi per i detenuti messi in libertà»

Giannino della Frattina

da Milano

Liberi tutti e va bene. Ma adesso chi paga? A chiederselo, anzi a chiederlo al governo Prodi il giorno dopo il varo dell’indulto, uno che è abituato a far di conto. Riccardo De Corato, onorevole di Alleanza nazionale, vicesindaco di lungo corso prima nei nove anni della Milano di Gabriele Albertini e oggi al fianco di Letizia Moratti. «Fanno tutti i grandi, poi a rimanere con il cerino in mano sono sempre i sindaci».
Onorevole De Corato, sembra di capire che questo indulto non le piaccia molto.
«Dico solo che adesso tutti scaricano i costi sociali dell’operazione sugli enti locali».
Ma lei come ha votato?
«Io ho votato contro, ma non è questo il punto. Il problema è che hanno liberato i detenuti, ma la legge non ha assolutamente previsto i fondi necessari per farlo. E così a pagare sono ancora i Comuni. Che soldi non hanno più».
Possibile?
«Sì, possibile. A Milano usciranno 600-800 carcerati, non si sa ancora. E noi dove li mettiamo? Qualcuno tornerà in famiglia, ma gli altri?».
Chi se ne dovrebbe occupare?
«Caritas e associazioni di volontariato hanno già cominciato a chiedere al Comune di trovar loro una casa. Ma noi come facciamo? Abbiamo già il problema di sistemare anziani e famiglie disagiate con portatori di handicap. Figurarsi se adesso ci dobbiamo preoccupare anche dell’indulto».
Se ne lava le mani?
«No. Presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo di sostenere concretamente gli enti locali».
In pratica chiede soldi.
«Certo. Se Prodi non intervenisse saremmo costretti a distogliere le risorse da altri progetti o attività assistenziali ugualmente o forse ancor più importanti. Oppure attingere dal fondo di riserva, con un danno per gli altri servizi da fornire ai cittadini».
Vuol dire che la Milano dal cuore in mano non riesce a sistemare qualche decina di persone?
«Noi per la verità, visto che è nostro dovere, nelle case popolari abbiamo già sistemato 250 detenuti agli arresti domiciliari. Adesso quest’altra ondata diventa un problema. Senza dimenticare che, conoscendo il tessuto sociale di quei quartieri, non è certo l’ideale riempirli di gente appena uscita di galera».
Un problema irrisolvibile?
«Non è solo la casa. Ci vogliono anche assistenza sanitaria, corsi di formazione, un lavoro. Altrimenti chi esce torna a delinquere e in un attimo siamo punto e a capo».
Ma non sarà mica il primo indulto.
«Una volta si chiedeva ai Comuni di dare una licenza da ambulante. Con il risultato che abbiamo riempito i mercati di pregiudicati e i risultati poi si sono visti».
Indulto bocciato senza appello?
«Ma è possibile che prima di far votare una legge così nessuno abbia pensato a cosa sarebbe successo dopo? Dove sarebbero finite migliaia di ex detenuti? A chi sarebbe spettato il compito di assisterli?».
C’è chi parla di un attentato alla sicurezza dei cittadini.
«Be’, è indubbio che se c’era un periodo sbagliato per approvare l’indulto è proprio questo».
Cioè?
«È chiaro che la maggior parte di chi esce è gente dedita alla rapina, allo scasso, al furto in abitazione. Ovvio che la città deserta e gli anziani lasciati soli diventino prede ideali».
Un processo alle intenzioni?
«Spero di sbagliarmi».
Voi cosa farete?
«Era già previsto un incremento dei servizi delle forze dell’ordine, ne aggiungeremo degli altri. E così il governo fa la bella figura, ma a pagare sono sempre i cittadini».