«Il governo paghi metà della Pedemontana»

Marcello Chirico

Dopo tanto parlare (lo si fa da 16 anni, a quando risale appunto il rilascio della concessione), le possibilità di vedere finalmente realizzata la Pedemontana lombarda ora sono concrete. Nonostante l’attuale Governo predichi recessione e qualche componente della sua maggioranza alzi le barricate di fronte a ruspe e betoniere, la Regione è più che determinata a costruire la grande strada. Col contributo finanziario dello Stato (la richiesta e di 2,3 miliardi di euro, sui 4,6 complessivi), oppure con finanze autonome (attraverso quella Holding autostradale annunciata ieri su «Il Giornale» dall’assessore Cattaneo).
Ieri mattina è stato fatto il primo passo concreto,con l’insediamento al Pirelli del Comitato dell’Accordo di Programma per la realizzazione del Sistema Viabilistico Pedemontano, lo strumento amministrativo più idoneo per accelerarne l’iter, come già dimostrato per il polo della nuova Fiera. Ne fanno parte tutti i soggetti coinvolti, dai 78 comuni (con 7 rappresentanti eletti) alle Provincie di Milano, Bergamo,Como e Varese, Anas, Società Pedemontana, più un rappresentante del Ministero delle infrastrutture che seguirà costantemente i lavori. Che Formigoni vuole chiudere entro fine anno, in modo da far partire i cantieri già nel 2007.
«Dopo anni di preparazione, adesso possiamo abbassare la bandierina a scacchi e dare il via operativo alla realizzazione della Pedemontana. Con l’avvio di questa procedura stiamo dando una svolta decisiva e dimostrando all’intero Paese che abbiamo la volontà concreta di realizzare le nostre opere prioritarie», ha detto il governatore all’insediamento del Comitato. Parole che ribadirà quest’oggi al premier Romano Prodi, durante i lavori del «Tavolo Milano» convocato in prefettura. La sede più opportuna in cui chiedere anche al Governo di scoprire le carte riguardo alle grandi opere stradali da realizzare in Lombardia e già quantificate in 22 miliardi di euro, Pedemontana compresa. Un’opera su cui Formigoni chiederà al premier «un impegno urgente», con l’auspicio che «il Governo non possa e non voglia tirarsi indietro sulle proprie responsabilità, anche perché si tratta di un’infrastruttura costosa: 4,6 miliardi di euro di cui circa la metà, come da progetto già approvato dal Cipe, dovrebbero provenire dallo Stato».
«Non si tratta semplicemente di un’autostrada - ha sottolineato l’assessore ai trasporti, Raffaele Cattaneo - ma di un vero e proprio sistema viabilistico, cioè un insieme di opere integrate che vanno realizzate tutte e nei tempi più solleciti». E proprio per questo la Regione chiederà oggi al Governo di esserne il soggetto attuatore diretto, sostituendosi all’Anas.
Se Prodi nicchierà, «gli chiederemo che lascino fare a noi» assicura Formigoni. Che con Cattaneo ha già pronto il jolly: la creazione di una Holding autostradale lombarda, sufficiente forte per raccogliere sul mercato le risorse necessarie e realizzare poi tutti i progetti infrastrutturali necessari alla Lombardia. Un nuovo soggetto che potrebbe nascere dalla fusione di Autostrade Spa con un gruppo locale, magari stoppando quella attualmente allo studio con la spagnola Abertis. Prodi accetterà?