Governo in panne sulla Finanziaria da 35 miliardi

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Non ci sono fatti nuovi rispetto al Dpef, quindi adesso ripartiamo da dove eravamo». Romano Prodi definisce, almeno per ora, «un’ipotesi e nulla di più» la proposta di spalmare in due anni la prossima manovra da 35 miliardi di euro, come vorrebbe la sinistra radicale. Giovedì, in Consiglio dei ministri, il premier ascolterà da Tommaso Padoa-Schioppa la prima relazione sulla finanziaria 2007. Poi incomincerà la discussione all’interno della maggioranza e con le parti sociali, che si preannuncia tutt’altro che facile. «Non possiamo ridiscutere ogni giorno la partenza e l’arrivo», dice Prodi. Ma trovare 20 miliardi di tagli più 15 miliardi per finanziare la riduzione del cuneo fiscale è davvero un’impresa. Tanto che riemerge l’ipotesi di negoziare con Bruxelles il rinvio di un anno del rientro sotto il 3% nel rapporto deficit-pil.
«Non è un tabù parlare di una manovra da 35 miliardi suddivisa in due leggi finanziarie - dice il sottosegretario all’Economia Paolo Cento - ed è utile verificare in Europa se esistano le condizioni per concordare uno slittamento di un anno del rientro del deficit entro il 3%. La finanziaria - aggiunge il sottosegretario - dovrà eliminare gli sprechi e salvaguardare le politiche ambientali e l’equità sociale». I Verdi, con il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli, chiedono un vertice di maggioranza sulla manovra economica: «Bisogna aprire subito una discussione sulla finanziaria - spiega -, che dovrà tutelare i servizi essenziali, la sanità, la scuola, l’ambiente e i ceti più deboli».
Una manovra spalmata in due anni è la richiesta che è venuta anche dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero; ma il suo collega dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ha replicato che la finanziaria non è come la nutella, e dunque non si spalma. Secondo gli accordi presi dal governo Berlusconi, e confermati all’inizio dell’estate da Padoa-Schioppa a Bruxelles, quest’anno il deficit dovrebbe scendere intorno al 3,8% del pil, per poi arrivare sotto il 3% alla fine del 2007. Una correzione del deficit da 20 miliardi, più i 15 miliardi necessari per gli interventi per lo sviluppo, significa tagli di spesa nei comparti fondamentali: previdenza, sanità, pubblica amministrazione. Una politica che non piace a larghe fette del centrosinistra e al sindacato. È dunque scontato che il governo debba fare ricorso alla leva fiscale. Lotta all’evasione, revisione delle aliquote Irpef, nuova tassazione delle rendite finanziarie, ripristino della tassa di successione sono misure già in evidenza nell’agenda del viceministro delle Finanze Vincenzo Visco. E la proposta di Francesco Rutelli - far pagare una sorta di cedolare secca sugli affitti - piace ai proprietari di immobili: «È realistica e funziona nella lotta al sommerso», commenta il presidente della Confedilizia Corrado Sforza Fogliani.
La spaccatura all’interno del governo, sulla manovra in uno o due anni, spinge Gianni Alemanno (An) a chiedere un confronto parlamentare prima dell’approvazione della finanziaria. «Non era mai successo - dice l’ex ministro dell’Agricoltura - che ministri dello stesso governo avessero posizioni tanto divergenti». Gli fa eco Antonio Martusciello, di Forza Italia: «Le dichiarazioni che giungono dagli esponenti del governo sono contraddittorie, e non si vede all’orizzonte il balzo in avanti promesso da Prodi».