Il governo: pensioni più basse. I sindacati: sciopero

Il ministero del Lavoro ha deciso la revisione al ribasso dei coefficienti La Cgil minaccia l’agitazione. E il vertice sulla previdenza è a rischio

Roma - «Il confronto con il governo comincia proprio male». Sono durati poco i festeggiamenti per l’apertura dei tavoli, calendarizzata per il 22 marzo. I sindacati hanno fatto appena in tempo a rallegrarsi e dall’esecutivo è piovuta la conferma che Cgil, Cisl e Uil non avrebbero mai voluto avere. I coefficienti di trasformazione, sulla base dei quali si calcolano le pensioni, saranno aggiornati - ha spiegato il capo segreteria tecnica del ministero del Lavoro Giovanni Battafarano -. Anche se, ha precisato, «con un criterio politico che tenga conto delle conseguenze che si scaricano sulle pensioni più basse e sui giovani».
Parole «inopportune e sbagliate», ha protestato il segretario generale aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta. «Inopportune perché alla vigilia di un negoziato non si alzano barriere. E sbagliate perché così si scarica tutto sui giovani che sono l’anello debole della catena». Il timore dei sindacati è che torni il taglio dei coefficienti da sei a otto punti percentuali proposto a suo tempo dalla commissione Brambilla. Ma anche le ipotesi di compromesso, come un taglio meno drastico o l’esclusione dei giovani e dei redditi bassi, non bastano alle organizzazioni dei lavoratori.
Se dovesse veramente succedere, ha aggiunto Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, «contrasteremo questa decisione che condannerebbe alla spoliazione previdenziale intere generazioni di giovani». «Così non si pongono le condizioni per un confronto sereno», ha protestato anche il segretario dell’Ugl Renata Polverini.
Tutti pensano già a una mobilitazione nel caso di un irrigidimento del governo, ma la parola sciopero generale l’ha pronunciata solo l’esponente della Fiom e leader della sinistra Cgil Giorgio Cremaschi che ha anche chiesto ai tre segretari generali di fare un passo indietro e «non iniziare la trattativa».
Il responsabile del dicastero Cesare Damiano non ha smentito le parole di Battafarano e si è limitato a usare un linguaggio più diplomatico: «I coefficienti fanno parte della Legge Dini. Cosa fare lo diremo ai tavoli». Cautela che non è bastata alla sinistra radicale che è tornata all’attacco. A partire dal sottosegretario al Lavoro Rosa Rinaldi (Prc) che ha definito «inopportune» le parole del tecnico. Se il governo si presenterà con questa proposta - ha protestato Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc - il tavolo si profila «a tre gambe perché su ogni argomento vuole saltare quello che è il programma unitario dell’Unione».
La sinistra radicale, insomma, è tornata a fare concorrenza ai sindacati, allarmando soprattutto il leader della Cgil Guglielmo Epifani che è tornato a chiedere chiarezza sull’ammontare del «tesoretto», cioè sulle risorse finanziarie che il governo avrà a disposizione. «Se facciamo due calcoli - è il ragionamento della Cgil - considerando anche le risorse necessarie al finanziamento delle infrastrutture, almeno un miliardo e mezzo e magari quelle necessarie a soddisfare le richieste di Bruxelles per l’allargamento del cuneo fiscale, resterebbe poco o nulla per le cose che noi riteniamo importanti». Anche Damiano ha spiegato che ogni euforia sul boom delle entrate anche nel 2007 è fuori luogo.
Anche perché, oltre alla fallacia delle previsioni, bisognerà tenere conto delle altre richieste che cominciano a piovere dalla politica. Come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Che, secondo Epifani, non dovrebbe essere finanziata con il tesoretto, ma con l’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie. I Ds puntano più su una riduzione delle imposte sui redditi medi, colpiti dalla Finanziaria. E non manca la piattaforma dei Verdi che chiedono di destinare l’extragettito a scuola, clima e pensioni minime. Sta già succedendo, insomma, quello che i sindacati temevano, ma che pensavano si potesse verificare solo se la trattativa fosse arrivata a ridosso della Finanziaria 2008. È iniziato l’assalto alla stessa diligenza che interessa a loro.