"Il governo poteva evitare il caos ma un mese fa ci ha snobbato"

Il presidente di Confartigianato trasporti Francesco Del Boca: "Le richieste accolte sono le stesse che avevamo presentato a metà novembre"

Roma - «Sì, finalmente è finita; ma è stata dura». Francesco Del Boca, presidente della Confartigianato Trasporti, una delle due organizzazioni che hanno diretto lo sciopero dei Tir, tira un sospiro di sollievo: dopo tre giorni di astensione dal lavoro, il governo ha risposto alle richieste degli autotrasportatori.

Presidente, che cosa succede ora?
«Intanto torniamo a lavorare, poi staremo a vedere. Se da qui a tre mesi i provvedimenti preannunciati dal governo diventeranno integralmente operativi, allora la vertenza potrà considerarsi definitivamente conclusa».

Un altro avvertimento?
«Certo, se gli impegni dell’esecutivo non verranno mantenuti, saremo costretti a ricorrere nuovamente alla protesta; ma penso, e spero, che questo scenario non si verificherà. Vedo con preoccupazione un eventuale ritorno allo sciopero».

Si figuri la preoccupazione degli italiani.
«Sono dispiaciuto per i disagi subiti dalla popolazione, e sono rammaricato per quei 30mila autotrasportatori rimasti al freddo per tre giorni consecutivi».

Rammarico per gli italiani, rammarico per gli autisti. Non era possibile allora non farlo questo sciopero?
«Una risposta alle nostre richieste non era più procrastinabile. Un settore così strategico era ormai abbandonato a se stesso. Le cose sarebbero andate diversamente se il governo avesse almeno dimostrato interesse per le nostre richieste».

E allora l’ultima carta che vi restava da giocare era il blocco totale del Paese?
«Ormai i tavoli tecnici e gli incontri con il ministro dei Trasporti Bianchi erano diventati un muro contro muro, un parlare tra sordi. Basti pensare al fatto che i problemi dell’autotrasporto italiano erano noti al governo fin da febbraio scorso; il 19 novembre poi abbiamo fatto arrivare al ministro Bianchi una piattaforma precisa che affrontava questioni di carattere economico e normativo del settore. Ma non abbiamo avuto alcuna risposta da parte sua».

Da questo punto di vista allora lo sciopero ha funzionato perfettamente. Martedì, il secondo giorno di protesta, c’è stato un incontro tra voi e il ministro.
«Un incontro inconcludente. Quando abbiamo domandato al ministro che cosa ne pensasse della piattaforma lui ha dichiarato di “non averla letta” e che “comunque non gli interessava”».

Che cosa è cambiato in appena un giorno?
«È cambiato il nostro interlocutore: al posto del ministro Bianchi ha preso in mano la situazione il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta, che ha saputo dipanare la matassa».

Come c’è riuscito?
«Presentandoci una proposta di riforma del sistema omogenea e fattibile, e che andava incontro alle nostre esigenze, ricalcando per ampi tratti la piattaforma di interventi che avevamo proposto senza successo al ministro. Si vede che solo nell’emergenza qualcuno ha pensato bene di leggere almeno le nostre proposte».

E di assicurarvi però anche molti soldi.
«Sì. Al posto dei 195 milioni di euro inizialmente previsti ne sono stati stanziati 225. Ma non è la componente economica la parte più importante dell’accordo».

E quale allora?
«Per la prima volta in vent’anni si è cercato di dare una risposta normativa vera ai problemi del trasporto su gomma. I provvedimenti stabilizzeranno il mercato e garantiranno gli operatori. Sarà un vantaggio per tutto il Paese».

Lo stesso Paese che ha dovuto subire tre giorni impossibili?
«Ci assumiamo le nostre colpe. Però lo sciopero poteva essere evitato con un po’ di buon senso. Ho trovato assurdo che nei giorni stessi dello sciopero il ministro Bianchi parlasse, nelle numerose interviste rilasciate a giornali e Tv, di grandi progetti futuri di riammodernamento del sistema dei trasporti in Italia. In piena emergenza il ministro dissertava sul trasporto merci via mare o su ferrovia».