Il governo pronto a fermare tutto con un decreto

RomaIl Servizio sanitario nazionale non può applicare «un protocollo di morte». La clinica La Quiete di Udine non è una struttura «idonea» per condurre alla fine Eluana Englaro.
Ma il presidente de La Quiete insiste e si impegna a dare «esecuzione alla sentenza della Corte d’Appello di Milano», che prevede la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione per la donna in coma da 17 anni. E a questo punto il governo non esclude di intervenire per decreto. L’impegno dell’esecutivo a trovare una soluzione per salvare la vita a Eluana è confermato in serata direttamente dal premier Silvio Berlusconi: «Stiamo lavorando per intervenire». Tocca al sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, annunciare ufficialmente per il caso specifico quanto aveva già anticipato il ministro, Maurizio Sacconi in linea di principio: la sanità pubblica deve avere sempre come obbiettivo la salvaguardia della vita del paziente ed in nessun caso può mettere in atto procedure che conducano alla morte un ricoverato. L’annuncio è stato dato dalla Roccella, dopo l’incontro con l’assessore alla salute del Friuli-Venezia Giulia, Vladimir Kosic. Ed è stato proprio l’assessore a spiegare al sottosegretario che non era ammissibile, da parte della clinica, l’affidamento di Eluana all’équipe composta dai medici che seguono la donna e che si è costituita nell’associazione Per Eluana esclusivamente allo scopo di gestire l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano.
Ma proprio nella nota firmata dalla presidente della casa di riposo, Ines Domenicali, si precisa appunto che La Quiete intende dare «esecuzione alla sentenza con l’ausilio di personale esterno». In sostanza la procedura non sarebbe eseguita da personale dipendente dal servizio sanitario nazionale ma dai medici del coordinamento Per Eluana.
«Kosic mi ha riferito di aver comunicato alla clinica che questa procedura non è applicabile - spiega il sottosegretario Roccella -. In base alla regolamentazione regionale e dello stesso servizio sanitario nazionale per ogni paziente deve essere previsto un Piano assistenziale individualizzato, che non può comprendere trattamenti in contrasto con la finalità del Ssn. C’è una difficoltà oggettiva ad applicare un protocollo di morte».
La clinica sembra decisa ad andare avanti e a staccare il sondino come chiede da tempo il padre di Eluana. Potrebbe dunque essere necessario emanare un decreto ad hoc. In particolare un provvedimento che anticipi una parte del disegno di legge sul testamento biologico. L’effetto sarebbe quello di bloccare l’applicazione della sentenza, ed evitare che il caso Englaro costituisca un precedente.
Il ministro Sacconi, subito dopo l’arrivo di Eluana nella clinica di Udine, aveva già ribadito che le modalità del ricovero potevano riguardare soltanto un «fine di accudimento» della donna e non certamente l’applicazione di un protocollo finalizzato alla morte.