Il governo prova ad arginare i fondi sovrani

da Roma

Il governo è al lavoro per delineare un quadro normativo che consenta alle maggiori imprese italiane quotate di potersi difendere dinanzi al pericolo di Opa ostili, attualmente facilitate dal calo dei prezzi dovuto alla crisi dei mercati. La manovra dell’esecutivo non si basa solo su un intervento legislativo, ma anche diplomatico.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in quanto componente del Comitato strategico per l’interesse nazionale in economia (istituito da pochi giorni in base alle indicazioni del premier Silvio Berlusconi), avvierà le trattative con i fondi sovrani. La prima tappa , ieri, ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti. Due le strade percorribili per le nuove norme in materia di Opa. La prima modalità è rappresentata da un emendamento del Tesoro a uno dei due decreti legge sulla stabilità finanziaria attualmente all’esame della commissione Finanze alla Camera. La seconda è costituita dall’emanazione di un nuovo decreto legge contenente le modifiche al Testo unico della finanza, anche se il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nei giorni scorsi ha lasciato trasparire la propria preferenza per la prima soluzione. La principale innovazione (sottoposta al vaglio di Consob e Bankitalia) dovrebbe riguardare la riforma della passivity rule, la norma che impedisce alle società sotto Opa di adottare misure difensive senza il consenso dell’assemblea.
La prima iniziativa è del Comitato strategico (composto da sei esperti della Farnesina e da altrettanti di via XX Settembre). L’obiettivo è riportare sotto l’egida governativa le relazioni con i fondi sovrani finora interamente delegate alle banche d’affari. L’esecutivo indicherà quali sono i settori dov’è auspicabile investire, fisserà le regole e offrirà l’impegno di una garanzia politica. Il Comitato si rivolgerà ai «fondi buoni», ha spiegato Frattini, cioè «a coloro che hanno deciso di adottare regole di trasparenza».
Il ministro ha precisato di voler inviare «un segnale di apprezzamento» per la condotta dei fondi di Abu Dhabi «che ha scelto di investire e non di acquistare quote di controllo nelle aziende italiane». L’aumento della quota libica in Unicredit? «Non è un’Opa ostile -ha concluso - perché la Libia ha investito con l’intenzione di dimostrare fiducia».