Governo in retromarcia: accordo coi tassisti

Sul grande prato dell’arena romana si celebra di tutto: la vittoria della nazionale in Germania, un festival di musica rock e anche le proteste delle auto bianche

Gianni Pennacchi

da Roma

Visti in tivù i taxi ad intasare il Circo Massimo, i caroselli, i cori e le urla, i fischi per il tribuno sgradito e gli applausi per il campione più tenace, pure le botte? Più o meno come quando il glorioso complesso era un ippodromo funzionante, pur se dovendo scegliere tra lo spettacolo odierno e quello di Ben Hur nessuno avrebbe dubbi. I delfini di bronzo che s’alzano a contare i giri di pista, i cavalli schiumanti e le quadrighe che cozzano contro la spina, quella corsa infinita e veritiera: non bastano duemila (secondo la Questura) e nemmeno cinquemila (secondo i tassisti) automobili, seppur bianche, ad eguagliarne il fascino. Però una domanda si impone, a prescindere dalle ragioni della protesta: perché in questa Roma così acciaccata e irta di problemi, qualunque evento di massa viene ormai dirottato al Circo Massimo?
Sarà colpa del sindaco o del prefetto, ma i taxi sugli spalti dell’immensa conca dove la leggenda vuole che Romolo organizzò i giochi per rapir le figlie degli ospiti sabini, è l’ultima chicca di un rosario stucchevole, più che dissacrante. Tornano i campioni del mondo da Berlino, e dove ci si affolla per festeggiarli? Al Circo Massimo. I megaschermi per i grandi eventi? Pure. La Roma vince lo scudetto e Sabrina Ferilli ha promesso lo strip tease mentre Antonello Venditti canterà Che c’è? Anche quello al Circo Massimo, pur se la Ferilli poi, col cavolo che s’è spogliata. E ancora raduni milionari - nel senso di persone, non di soldi - organizzati dalla Cgil di Sergio Cofferati, mega concerti più o meno di beneficenza: dov’è finito quel parco verde e silente affossato tra le rovine del Palatino e i pini dell’Aventino, rifugio di quieti turisti e splendore della città eterna? Il peccato originale, la «discontinuità» come si dice oggi in sinistrese, è addebitabile a Renato Nicolini, immaginifico assessore che sul finire degli anni ’70 inventò l’Estate romana; e al Circo Massimo fece proiettare film d’epoca, toccando l’apice con un kolossal del muto, un Napoleon per insonni lungo sei ore. Ma lo faceva con rispetto e discrezione, inseguendo il classico e l’impegnato. L’anno scorso, la giunta Veltroni ha scodellato al Circo Massimo il Cornetto free music festival.
Senza intonare il «signora mia come siamo caduti in basso», è grottesco che a Roma non si consentano più concerti rock allo Stadio Flaminio - anno di costruzione 1957 - perché gli spettatori «sporcano e rovinano il terreno di gioco». Il Circo Massimo è invece un pratone incolto di periferia? E va bene che le ultime gare, nel 549, le ha organizzate Totila re dei goti, considerati barbari, ma non è un buon motivo per incentivare la barbarie. Sempre di un importante sito storico si tratta, gli archeologi stanno ancora scavando ed è in corso un progetto di riqualificazione ambientale. Il Circo Massimo è il più grande complesso per lo spettacolo di tutti i tempi, lungo 600 metri e largo 140, risale alla Roma dei re, e la struttura che rivela ancora oggi è quella voluta da Caio Giulio Cesare. Gli obelischi che ne ornavano la spina stanno ora a Piazza del Popolo e a San Giovanni in Laterano.
Sarà da puristi, ma quando per le Olimpiadi del ’60 il Coni propose una pista provvisoria nel Colosseo per la ginnastica, si sollevò un coro scandalizzato di no. Allora, piuttosto di una Ferilli che poi non si spoglia o di un carosello di taxi, non è meglio il sogno di silente di Ben Hur?