«Il governo ricatta Telecom» Ma era l’uomo di Prodi a volerla ridurre a pezzi

Sarebbe il mantenimento della proprietà della rete, secondo Il Fatto, la merce di scambio usata dal governo per impedire il passaggio di Michele Santoro a La7. In pratica grazie alla rinuncia a Santoro, Telecom sarebbe riuscita a mantenere il controllo dell’unico vero asset strategico posseduto. Peccato che il piano di scorporo della rete non sia proprio un’idea nuovissima e che Telecom, tramite il suo numero uno Franco Bernabè, sia già riuscita più di una volta a far recedere dall’intento.
E c’è anche un precedente illustre. Nell’autunno del 2006, il progetto di staccare la rete per attribuirla a una nuova società partecipata dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp) era stato inviato da Angelo Rovati, consigliere economico del governo di Romano Prodi, all’allora presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera. Anche in quel frangente l’idea non passò anche perché avrebbe fornito solo un leggero paliativo alle necessità economiche di Telecom pressata, allora ancora più di oggi, da un consistente debito (circa 30 miliardi). E dunque in cambio di una cifra tra i 7 e i 13 miliardi di euro Telecom avrebbe dovuto privarsi, secondo il governo Prodi, del suo asset principale. Il piano venne riproposto anche a Bernabè che, aveva, ed ha nella manica «assi» ben più consistenti rispetto a Santoro. Non si può dimenticare infatti che Telecom è una delle maggiori aziende del Paese e dà lavoro a circa 40mila persone senza contare l’indotto. Per gli analisti però il numero dei dipendenti, che è già stato ridotto, dovrebbe calare ancora. Figuriamoci dunque quale potrebbe essere la contrazione se Telecom fosse privata della rete. E poi ci sono Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo che insieme agli spagnoli di Telefonica sono gli azionisti di riferimento di Telecom tramite Telco. Società non del tutto prive di una certa influenza presso qualunque governo (di destra o sinistra che sia) e che mercoledì saranno costrette a svalutare la loro quota in Telco perdendo circa 600 milioni. Facile dunque immaginare che sul fronte della rete, sia quella in rame sia quella in fibra per la banda ultralarga che dovrà essere realizzata, cercheranno di ottenere la regolamentazione più favorevole per Telecom, che fatica non solo a crescere ma anche a mantenere inalterati utili e ricavi in Italia dove il mercato è maturo.