Il governo riforma gli statali Più mobilità e licenziamenti

da Roma

Arriva lo statale «mobile». Governo e sindacati hanno firmato ieri un accordo per la riforma dell’amministrazione pubblica. Oltre alla mobilità, l’intesa prevede la possibilità di esodi incentivati, la licenziabilità «in casi estremi» dei dirigenti manager, il telelavoro. Arriva, in teoria, anche la meritocrazia: gli stessi cittadini dovrebbero poter dire la loro stilando una «pagella» sulla qualità dei servizi. L’impegno del governo è anche quello di eliminare, nel corso della legislatura, il precariato dal pubblico impiego. L’accordo è stato siglato fra i ministri Padoa-Schioppa e Nicolais e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti.
Nei prossimi giorni sarà firmato a palazzo Chigi un accordo quadro che riguarderà anche la Sanità e le autonomie locali. Immediata la reazione negativa dei sindacati di base: con l’intesa, dicono, «si completa la campagna di odio verso i dipendenti pubblici iniziata da diversi mesi, finalizzata alla trasformazione in senso privatistico della Pubblica amministrazione». Non si esclude, tutt’altro, lo sciopero generale.
La mobilità, prevista da una legge fin dal lontano 1993 ma poco utilizzata finora (in tutto 9mila casi in 16 anni), anche nella versione 2007 è molto limitata: opera infatti nell’ambito dei confini della Provincia. L’obiettivo è quello di favorire le amministrazioni in carenza di organico, trasferendovi - con incentivi - personale che desidera cambiare lavoro. «In ogni caso, la mobilità sarà contrattata», assicura il segretario della Uil Luigi Angeletti. «Mobilità contrattata significa non mobilità», commenta scettico Maurizio Sacconi (Forza Italia). È inoltre paradossale che qualche mese fa, con la Finanziaria, il governo abbia abrogato lo stanziamento di 20 milioni di euro a favore della mobilità nel pubblico impiego: lo ricorda l’ispettore capo della Ragioneria dello Stato, Giuseppe Lucibello, nel corso di un’audizione alla Camera. Con quali fondi, allora, sarà incentivata la mobilità? Nel caso in cui non si possa ricorrere alla mobilità per far fronte agli esuberi, l’accordo prevede la possibilità di uscite incentivate: nel 2008 dovrebbero esserci 6 assunzioni ogni dieci uscite dalla Pubblica amministrazione. Per i dipendenti più anziani, ha spiegato Nicolais, non sono esclusi i prepensionamenti.
Per i dirigenti dello Stato viene eliminata ogni progressione di carriera automatica: incarichi e promozioni dovrebbero essere legati al merito. In caso di risultati estremamente negativi, non si esclude il ricorso al licenziamento. «È indecente che si parli di licenziabilità dei dirigenti con i sindacati che non li rappresentano», aggiunge Sacconi. Nell’intesa sono previsti anche un giro di vite alle consulenze esterne, la progressiva eliminazione del precariato nella Pubblica amministrazione (i contratti precari, scuola esclusa, sarebbero circa mezzo milione), un maggior ricorso al telelavoro. Nicolais parla di «grande cambiamento per il lavoro pubblico». E Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, invita a estendere alle pensioni il metodo di lavoro «silenzioso» adottato sugli statali.