Il governo rinuncia alle centrali nucleari Bastano le rinnovabili?

Il governo ha inserito nella moratoria l'abrogazione di tutte le norme per la realizzazione di impianti in Italia. Ora però si ritorna a un punto chiave del dibattito: escluso il nucleare, dove andremo a prendere l'energia e su chi faremo affidamento?

Roma - Stop sul nucleare. Il governo ha deciso di soprassedere sul programma nucleare e ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

La norma e il referendum L’esecutivo, con un emendamento presentato in aula, ha proposto "l’abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari". Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, si legge nell’emendamento, "non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare". Secondo alcuni senatori l’emendamento avrebbe anche l’effetto di superare il referendum sul nucleare che incombe a giugno.

Su quale energia faremo affidamento? Ma adesso il dibattito ritorna al punto di partenza. Dove troveremo l'energia per i prossimi anni? Soprattutto considerando come per esempio il fotovoltaico si sia rivelato un flop. Perché, come abbiamo evidenziato in passato, questo tipo di energia non ha garanzie: l'indotto industriale legato al fotovoltaico svanisce non appena si esaurisce il meccanismo degli incentivi; la tecnologia aggrava il problema della sicurezza degli approvvigionamenti, visto che il back up di questi impianti intermittenti viene assicurato da centrali a gas, cosa che ha comportato un aumento delle importazioni di gas dalla Russia; infine con i soldi che si vorrebbero impegnare in questo settore, si potrebbero costruire impianti nucleari che assicurerebbero un output 35 volte maggiore. Senza considerare il fatto che il prezzo del petrolio cresce e quello degli idrocarburi scende. Insomma, se il governo dice no al nucleare, su quale tipo di energia faremo affidamento? 

Romani: futuro è energia verde "È adesso importante andare avanti e guardare al futuro, impiegando le migliori tecnologie disponibili sul mercato per la produzione di energia pulita, in particolar modo per quanto riguarda il comparto delle rinnovabili e dell’energia verde". Lo afferma il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, dopo lo stop alla realizzazione delle centrali nucleari, sottolineando l’intenzione del governo di "presentare al più presto, nell’ambito della Conferenza per l’Energia che convocheremo subito dopo l’estate, una nuova strategia energetica che rafforzi e potenzi il sistema produttivo ed energetico italiano per il prossimo ventennio".

Meloni: "Puntare sul nucleare pulito e rinnovabili" "La scelta di oggi sul nucleare dimostra la totale libertà di un governo capace di prendere importanti decisioni su base politica, senza farsi influenzare dagli interessi economici contingenti. La capacità di tornare sui propri passi e valutare strade diverse non vuol dire non avere le idee chiare, ma essere responsabili e lavorare onestamente per il bene della nazione. Soprattutto quando in ballo ci sono scelte destinate ad avere conseguenze sulle generazioni future", ha affermato il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. "L’uscita dal programma nucleare ci consente di progettare un piano energetico che veda l’Italia primeggiare sulle energie rinnovabili e che le conferisca un ruolo centrale nella ricerca sul nucleare pulito. Non dovendo patire con le scorie radioattive e il debito atomico, possiamo aspirare a diventare avanguardia delle nuove tecnologie nucleari".