Il governo ripropone l’Ici sugli immobili della Chiesa

La tassa, domani al Consiglio dei ministri, riguarda tutte le confessioni religiose

da Roma

Il Consiglio dei ministri di domani dovrebbe affrontare (salvo sorprese dell’ultim’ora) un disegno di legge destinato a regolare i rapporti fra lo Stato italiano e le diverse confessioni religiose. Fra le pieghe del provvedimento, presentato dalla presidenza del Consiglio, viene introdotto un nuovo meccanismo fiscale per gli edifici non dedicati al culto delle diverse religioni.
Il provvedimento prevede che le scuole e gli ospedali cattolici, ma anche le scuole ebraiche ed ogni attività commerciale delle diverse professioni, dovranno pagare l’Ici. Il governo, quindi, torna alla carica sull’Ici per gli edifici non dedicati espressamente al culto, dopo che una battaglia del genere era stata già intrapresa (e bocciata) durante l’iter della legge Finanziaria.
Con un particolare. Questa volta a finire nel mirino del governo non sono soltanto gli edifici della Chiesa cattolica (come prevedevano le norme della Finanziaria), ma anche quelli delle altre professioni religiose; in prima battuta, quelli ebraici, ma anche islamici. A patto che non siano destinati direttamente all’esercizio del culto. Il provvedimento, poi, prevede anche una co-partecipazione delle confessioni religiose alle opere di urbanizzazione secondaria. Vale a dire che se, nell’ambito di una lottizzazione, si vuole costruire una moschea, le spese e le procedure devono essere concordate fra l’autorità religiosa islamica locale e le autorità competenti per territorio.
È facile prevedere che se il provvedimento supererà lo scoglio del Consiglio dei ministri di domani (è già passato in pre-consiglio), avrà vita difficile in Parlamento. In quanto, questa volta a dover pagare le tasse sugli immobili non destinati al culto (scuole, ospedali; ma anche canoniche e musei) non sarebbe soltanto la Chiesa cattolica; ma tutte le confessioni religiose riconosciute. Con la conseguenza di compattare contro il governo un fronte piuttosto consistente. Insomma, solo le chiese, le moschee e le sinagoghe (per parlare delle principali religioni monoteistiche) sarebbero esentate dall’Ici. Ogni altro edificio religioso, di qualunque confessione, dovrebbe pagare la patrimoniale sugli immobili che possiede.
E non è un caso che il provvedimento venga presentato dalla presidenza del Consiglio e non - come sarebbe stato più logico, quantomeno per la competenza - dal ministero della Giustizia. I rapporti che legano Mastella al Vaticano sono noti. Così, com’è nota la sua battaglia politica contro il provvedimento che riconosce le coppie di fatto.
In altre parole, Prodi ha scavalcato Mastella pur di dare un segnale alle frange più laiche della maggioranza. Che poi questo provvedimento, come quello sui Dico, resti impantanato in Parlamento (com’è facilmente prevedibile), poco importa. Ciò che conta è il segnale.
La conferma di come il disegno di legge sia poco più che un atto simbolico (ma che indica una volontà politica del governo) è rappresentata dal buon andamento delle entrate. Stanno andando talmente bene che il ministero dell’Economia ha deciso di accantonare l’aliquota unica sulle rendite finanziarie; ed annuncia una riflessione sulla riduzione dell’Ici per la prima casa.