Il governo scarica Chinatown: «È un problema del Comune»

Arriva il governo ma non porta al tavolo Milano la soluzione dell’emergenza Chinatown. Al contrario, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, invita la città a risolvere la questione da sé. E a Letizia Moratti non resta che fare buon viso a cattivo gioco. «Non credo che sia interesse di nessuno rendere i fatti dei giorni scorsi una vicenda di politica internazionale o nazionale» dice Letta. E aggiunge: «Il rispetto delle leggi è una priorità ma la comunità milanese deve trovare la forza e i modi per far rispettare la legge e consentire l’integrazione». Sotto accusa finisce la manifestazione della Lega: «Credo non serva buttare benzina sul fuoco. L’auspicio è che si eviti ogni strumentalizzazione. C’è bisogno di trovare un equilibrio».
La Moratti abbozza («non è una questione nazionale né internazionale»), condivide anche le perplessità sulla manifestazione («non aiuta ciò che porta a estremizzare») ma la lingua batte dove il dente duole e lei insiste sulla difesa della legalità e sulle «regole uguali per tutti». Spiega: «Il tema riguarda Milano, il rapporto con la comunità cinese e il rispetto delle regole ed è da affrontare al tavolo della sicurezza, anche se non riguarda solo la sicurezza, ma la volontà di riaffermare il ruolo di Milano nell’integrazione e il rispetto delle regole, che sono uguali per tutti».
Oggi in prefettura si riunirà il comitato per l’ordine e la sicurezza, dove si discuterà anche di delocalizzazione delle attività all’ingrosso. «Valuteremo il tema e lo affronteremo anche con il console» annuncia la Moratti. «Si possono delocalizzare alcune attività» concorda il presidente della Regione, Roberto Formigoni. In sintonia anche il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: «Nei modi giusti, con una certa delocalizzazione delle attività economiche si possono attenuare disagi». Un altolà inatteso arriva dal presidente della Provincia, Filippo Penati, che esclude contributi pubblici per risolvere la questione: «Mi sembra di notare un eccesso di dirigismo, non possono essere le istituzioni a trovarsi e a decidere un luogo. I cinesi hanno comprato le licenze dagli italiani e ora le loro attività devono essere trattate nell’ambito delle logiche di mercato. Questo settore non deve essere assistito, non abbiamo bisogno di un centro di accoglienza per cinesi». Secondo Penati, comunque, è una questione da risolvere a Milano: «Troverei molto singolare, nella regione del federalismo e della sussidiarietà, chiedere al governo di risolvere il problema dei carrellini».