UN GOVERNO SENZA BUSSOLA

Più cresce la protesta contro questa legge finanziaria più il governo sembra euforico. Ogni corteo che sfila è come se il governo si fumasse uno spinello, ogni dichiarazione della commissione europea viene vista come un alto riconoscimento morale e politico. Maggioranza e governo non hanno più, ormai, la percezione della realtà. Il commissario europeo Joaquin Almunia, come fa da oltre dieci anni, approva la manovra economica ma chiede all'Italia di procedere con rigore e di avviare riforme strutturali della spesa. Insomma poco più che un rituale antico che dovrebbe preoccupare moltissimo il governo perché le previsioni europee parlano per il 2007 di un rallentamento della crescita economica che sulla carta si dovrebbe attestare sull'1,4%, uno 0,3% in meno rispetto al 2006.
Per dirla brutalmente, quando saranno palesi gli effetti della Finanziaria di Tommaso Padoa-Schioppa, e cioè dall'inizio del 2007, la crescita rallenterà. E le previsioni europee peccano di ottimismo perché il tasso di crescita sarà più basso mettendo ancora una volta in crisi lo stesso risanamento dei conti pubblici. C'è in questa Finanziaria, infatti, un errore concettuale di partenza e cioè che la riduzione del disavanzo è di per sé fonte di sviluppo. È, invece, l'esatto contrario. Solo un tasso di crescita intorno al 2,5% può determinare una riduzione significativa del disavanzo pubblico riportando il rapporto deficit/pil al di sotto del 3%. Questo concetto non si insegna nelle università ma addirittura nelle scuole serali. Sono dieci anni, invece, che il centrosinistra non riesce a capirlo. E c'è una ragione. A guidare l'economia italiana il centrosinistra ha sempre chiamato banchieri centrali, ieri Carlo Azeglio Ciampi oggi Tommaso Padoa-Schioppa, prima ancora Lamberto Dini. I banchieri centrali sono ottime persone, culturalmente attrezzate per governare la politica monetaria, ma in quanto a politica economica ne capiscono in genere meno di uno studente universitario.
Nel triennio ’96-99 Ciampi fece crescere l'Italia di quasi un punto in meno rispetto ai Paesi della zona euro e non si accorse che proprio dal '96 il Paese incominciava a perdere colpi sul terreno della produttività del lavoro e conseguentemente della competitività. Tommaso Padoa-Schioppa sta percorrendo l'identica strada. Invece di esultare per quelle previsioni che danno il rapporto deficit/pil al 2,9% nel 2007, Padoa-Schioppa dovrebbe essere angosciato per il rallentamento dell'economia e ancor più per la continua perdita di quote di commercio internazionale. Abbiamo visto, invece, esultare il ministro Bonino per un aumento del 3,5% delle nostre esportazioni ma nessuno le ha spiegato che con una crescita del commercio mondiale all'8% quel dato significa solo che l'Italia perde altre quote di commercio internazionale. Anche questo è un concetto semplice, ma ormai il governo è sbarellato, cammina a tentoni e sbatte continuamente contro ogni ostacolo che trova. Insomma prende fischi per fiaschi come quando ritiene di aver ridotto la spesa di Comuni, Province e Regioni togliendo loro quattro miliardi di euro ma lasciandogli nel contempo mano libera sull'aumento dell'indebitamento e delle tasse locali. Il risultato finale sarà più tasse, più debiti, meno sviluppo e minore competitività. Il disastro annunciato.
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