Il governo Sharon stringe i tempi: «Finiremo lo sgombero martedì»

La Rice loda il leader d’Israele: «Estremamente coraggioso, ma non si fermi qui»

Gaia Cesare

Il ministro della Difesa israeliano, Shaoul Mofaz, aveva previsto tempi più lunghi, almeno due settimane per il completamento delle operazioni di ritiro da Gaza. Ma l’uscita di scena dei coloni israeliani dagli insediamenti potrebbe essere molto più repentina. Il premier Ariel Sharon - riferiva ieri il quotidiano Maariv - ha annunciato che le operazioni di sgombero potrebbero chiudersi già martedì prossimo. La notizia non è ancora ufficiale, il capo del governo israeliano ne avrebbe parlato durante una riunione con la commissione di ministri che si occupa del ritiro.
Eppure, nonostante le precisazioni, sembra evidente che l’esecutivo israeliano stia tentando di accorciare i tempi, chiudere la partita prima possibile e relegare a pochi giorni lo strazio delle famiglie ebree costrette a lasciare le proprie abitazioni in nome di una prospettiva di pace in Medio Oriente. «Speriamo di poter completare le operazioni di sgombero entro martedì», ha annunciato ieri in via ufficiale il portavoce di Sharon, Ranaan Gissin. Di certo, insomma, in anticipo rispetto alle prospettive iniziali, considerato anche che i soldati si fermeranno per due giorni (oggi e domani) per osservare lo shabbat, il giorno di riposo ebraico. Il governo si è mantenuto cauto, tuttavia, sulla possibilità che le previsioni vengano confermate: «Nel caso dovessero occorrere un paio di giorni in più, non sarà un problema, useremo tutto il tempo necessario per completare l’evacuazione».
I piani sono definiti e sono ottimistici, ma la politica dell’esecutivo è quella di non forzare troppo le operazioni e fare in modo che si proceda con grande cautela nei confronti degli israeliani della Striscia di Gaza. «I giornalisti cercano la storia - ha aggiunto il portavoce di Sharon -, si aspettano scontri tra soldati e coloni, noi invece desideriamo una non-storia, vogliamo che tutto proceda senza alcuna violenza e forzatura», ha precisato Gissin.
E il momento più doloroso per i coloni potrebbe dover ancora arrivare. Durante la riunione di ieri con la commissione ministeriale, pare che Sharon abbia previsto l’irruzione di migliaia di palestinesi nei luoghi sgomberati, in vista di un «totale saccheggio» di quelle aree. Il premier avrebbe anche ammesso di dubitare della capacità della polizia palestinese di fermare l’assalto.
Intanto ieri, i principali alleati di Israele, gli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato, Condoleezza Rice, hanno lodato Sharon per aver onorato la promessa del ritiro. Un gesto - ha detto la Rice - «estremamente coraggioso». Ma, ha aggiunto, non basta: ora deve prendere altri provvedimenti, come il ritiro da altre città palestinesi. Washington ha anche mostrato la propria solidarietà nei confronti dei coloni: «Tutti comprendono che questi sono momenti molto difficili per le persone costrette a lasciare le proprie case, in molti casi le uniche che abbiano mai avuto». «Ma gli israeliani - ha aggiunto la Rice - devono riflettere sul significato del ritiro che creerà le condizioni per un Israele pacifico, stabile e sicuro».