Il governo si critica anche se fa la cosa giusta

Laureato a 22 anni. Un dottorato di ricerca preso in Pennsylvania con il premio Nobel Larry Klein. Già capoeconomista dell’Ocse. In parole povere: un cervellone. In maniera più articolata di Ignazio Visco ha detto bene Giuliano Cazzola: «La sua esperienza di carattere internazionale, il suo equilibrio, il suo know how culturale sono qualità personali che non ne fanno solo un banchiere, ma un vero intellettuale». Eppure l’opposizione ha trovato il modo di criticare anche la scelta del nuovo governatore della Banca d’Italia. Non la persona, per carità: e come sarebbe stato possibile aver da ridire su un profilo di così alto strandard italiano e internazionale? Per di più nato e cresciuto proprio all’interno di Palazzo Koch? Ma no, quello che non è andato bene, questa volta, è stato il «modo». Detto che il premier Silvio Berlusconi avrebbe potuto anche risolvere la questione Bankitalia un po’ prima; e detto soprattutto che il suo alleato Umberto Bossi avrebbe potuto risparmiarsi i riferimenti geografici dei candidati a lui graditi (che c’entra se si è nati a Milano o Napoli per essere bravi banchieri centrali?); detto questo, la scelta del governo ha incontrato il favore della comunità economica internazionale. Né va dimenticato che la questione principale per Berlusconi, vale a dire la collocazione di Lorenzo Bini Smaghi, non era che il portato di un successo italiano senza precedenti: la nomina di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea, che ha creato il problema dei due italiani nel board della Bce. Né, infine, pare onesto attribuire come endemico a questo solo governo il vizio di soppesare le nomine in base agli equilibri politici: forse che la maggioranza di Prodi, tanto per citare una coalizione recente e leggermente eterogenea, non ricorreva a stratagemmi analoghi? Eppure anche un economista serio come il presidente della Bocconi, Mario Monti, si è fatto contagiare dalla faziosità, quando ha ieri pubblicamente detto che la vicenda del nuovo governatore è stata «gestita molto male». Non parliamo del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che di Visco non ha gradito «la modalità con cui siamo arrivati». Più prevedibili due navigati parlamentari come Casini («la nomina merita un bel 10, il governo un 4 per la gestione») o Rutelli («penoso braccio di ferro»). Ma va bene così: come avevano già capito (anche se per altre vie) fin dagli anni Sessanta Gian Pieretti, Ricky Gianco ed Antoine, quando cantavano: «Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre.... Se lavori, ti tirano le pietre. Non fai niente e ti tirano le pietre...». Filosofia spicciola, ma può tornare utile.