«Il governo sia più sensibile: siamo la locomotiva d’Italia»

Daniele Marantelli: «Anche noi per il Nord vogliamo un federalismo fiscale a velocità variabile»

da Varese

Onorevole Marantelli, lei vuole un Ulivo leghista?
«No, ma il partito non può essere declinato allo stesso modo a Reggio Calabria e a Milano. Comunque non ho mai avuto pregiudizi nei confronti della Lega: l’intuizione iniziale di Bossi - cioè la richiesta di maggiore autonomia - non era sbagliata, ma la risposta è stata inconcludente. Ora la palla passa a noi».
Lei è cresciuto nel Varesotto, culla del Carroccio e come prima battaglia da deputato lancia il progetto «Ulivo del nord». Perché?
«È il momento di sfatare pregiudizi verso la sinistra che prescindono dai contenuti: non siamo un soggetto politico che vuole combattere il benessere e con l’“Ulivo del nord” uniremo i nostri valori - cioè libertà, giustizia e solidarietà - con quelli delle regioni settentrionali: solo così riusciremo rappresentare politicamente questo territorio».
Quindi lei riconosce l’esistenza di una questione settentrionale?
«Certo, ha il suo cuore proprio nel Varesotto, ma deve essere affrontata in maniera moderna e matura, non demagogica per far capire a tutto il Paese che si tratta di una vera e propria emergenza nazionale. Dopo anni di inutili esibizioni muscolari del centrodestra vogliamo che Parlamento e governo abbiano più sensibilità per il nostro territorio che non è chiuso ed egoista, come lo si rappresenta: se l’obiettivo del centrosinistra è rilanciare crescita e sviluppo l’apporto della locomotiva d’Italia è indispensabile».
Insomma Marantelli e gli altri esponenti del centrosinistra che si riconoscono nelle istanze dell’«Ulivo del nord» vogliono avere un ruolo traino nella maggioranza e riuscire a portare a Roma le esigenze «di un territorio dinamico, ma che ha bisogno di essere rilanciato». Da quando i Ds sono così federalisti? «Bisogna riconoscere che nel centrosinistra il partito più convintamente federalista è proprio la Quercia: la riforma del titolo V della Costituzione è stata approvata dal governo dell’Ulivo grazie alla nostra spinta. Ma questo non basta ancora: serve un federalismo fiscale a velocità variabile».
Lei è amico di Maroni e anche Bossi ha espresso più volte simpatia nei suoi confronti. Come reagirà la Lega al tentativo di attirare i suoi elettori nel centrosinistra?
«I leghisti mi temono molto. Hanno avuto la loro occasione e hanno fallito».