Il governo silura i superpoliziotti all’estero

Milano - Nelle capitali dei Paesi da cui proviene il grosso dell’immigrazione irregolare, Tirana, Il Cairo, Rabat, Tunisi, Bucarest, Algeri, Kiev, Lagos, Nairobi, i controlli sulle richieste di ingresso non vengono più svolti da personale specializzato della Polizia italiana ma da semplici impiegati delle ambasciate. L’ultimo degli ottanta superpoliziotti in forza nelle trentacinque sedi consolari tra le più sensibili è stato richiamato a gennaio, secondo il piano deciso nel 2002 dal ministero degli Interni e portato avanti fino a oggi, nonostante le richieste contrarie di molti ambasciatori e i rischi denunciati dal sindacato di Polizia per lo smantellamento di quella che il prefetto De Gennaro ha definito «la prima linea di controllo e di gestione dei flussi migratori».
Ma a peggiorare la situazione è arrivato nei giorni scorsi un decreto legge del governo, che ha stanziato 300mila euro per l’assunzione «in loco» di personale interinale, destinato a prendere il posto dei nostri poliziotti. Soluzione che sta creando ancora più malumori nella Polizia. «Sono evidenti i limiti di affidabilità e riservatezza che conseguono dal fatto di impiegare personale del posto, che ha giurato fedeltà al proprio Paese e non all’Italia», spiega Stefano Cadelli, dirigente sindacale ed ex superpoliziotto in forze all’ambasciata d’Italia a Tirana. Grazie alla presenza degli operatori di polizia, specializzati nel controllo preventivo di stranieri potenzialmente pericolosi, negli anni scorsi sono stati scoperti molti tentativi di «raggiro» per ottenere il visto - falsa documentazione, finti ricongiungimenti - e il rifiuto del documento d’ingresso era salito fino al 33% dei casi. Il perché sta nelle prerogative degli agenti impiegati nelle sedi consolari. «Solo un poliziotto può svolgere funzioni di intelligence - dice Cadelli -, accedere a database e archivi, accertare i precedenti penali di un soggetto in pochi minuti attraverso i propri canali».
Un impiegato invece deve richiedere le informazioni per iscritto agli enti preposti. Col risultato che o si allungano i tempi o i controlli si fanno meno severi. Da quando infatti la responsabilità del rilascio è passata alle strutture delle ambasciate, il numero di ingressi che hanno poi condotto alla clandestinità è salito vertiginosamente. Come si ricava dall’ultimo rapporto sulla sicurezza del Viminale, è stato proprio dal 2002 ad oggi che si è toccato il picco dei cosiddetti «over-stayers» (con percentuali fino al 75%), cioè stranieri entrati regolarmente, con un visto rilasciato dall’ambasciata all’estero, e poi rimasti irregolarmente in Italia.
«Non si capisce come proprio in questi momenti di costante allarme terrorismo e di crescente interesse alle questioni connesse alla sicurezza sull’immigrazione - commenta il presidente nazionale del sindacato di polizia Flavio Tuzi - viene eliminato l’unico servizio di controllo preventivo a questo preposto». In Parlamento Forza Italia ha già presentato nel 2006 un’interrogazione sul tema, e un’altra la sta preparando Alleanza nazionale, proprio in questi giorni.