«Il governo smentisce la legge D’Alema»

Roberto Bonizzi

«Accogliamo con grande soddisfazione la volontà di favorire la competizione tra le varie piattaforme televisive». Così Tullio Camiglieri, direttore della Comunicazione di Sky, saluta il provvedimento varato dal governo. Stessa soddisfazione anche per Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb. «È una tappa importante per il riordino della materia. Abbiamo apprezzato l’attenzione alle tecnologie emergenti e non possiamo che condividere l’obiettivo del provvedimento di garantire la competizione delle singole piattaforme e la diffusione di nuove».
L’altro attore principale della negoziazione, le società di calcio, almeno le big, non si sbilanciano. L’Inter prende tempo: prima di rilasciare una dichiarazione ufficiale aspetta che si chiariscano i molti passi ancora oscuri della legge delega. Filtra, comunque, fiducia dall’ambiente nerazzurro per regole che spingano nella direzione di un calcio pulito. Entusiasmo da parte dei club medi e piccoli, che avevano contrastato il vecchio sistema. «Una nuova speranza per il futuro del calcio - esulta Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria -. Si tratta di una scelta forte che porterà al riequilibrio dei valori e delle risorse tra le società». Sulla stessa linea Maurizio Zamparini, patron del Palermo.
Forti critiche da parte dell’opposizione. «Voler disciplinare il calcio con una delega in bianco al governo è un atto di arroganza e al limite di incostituzionalità - affermano Giorgio Lainati e Piero Testoni, deputati di Forza Italia -. Questa legge non è una novità, ma una marcia indietro del centrosinistra, che si rimangia le ragioni del provvedimento con cui D’Alema nel ’99 favorì la contrattazione con i singoli club. Quello che è inaccettabile è che il governo pretenda di intervenire su contratti già in essere che hanno scadenza ben al di là della presunta data di entrata in vigore della legislazione». Anche l’ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (An), invita il governo «a confrontarsi in Parlamento». Poi, sulla legge delega, niente sconti: «La sinistra ai tempi del governo D’Alema fece l’errore clamoroso di imporre la vendita individuale alle società. Ora fa autocritica e ammette uno dei suoi peggiori fallimenti». Il portavoce di An Andrea Ronchi, già firmatario di una proposta di legge sul contratto collettivo, precisa: «Finalmente il governo di centrosinistra ha deciso di emendare se stesso abolendo, come auspicato da anni da An, la legge realizzata sotto il governo D'Alema nel 1999. Bene il ministro Melandri, siamo sulla strada giusta, peccato che solo adesso ci si accorga del clamoroso errore fatto dal governo di allora, considerando i danni che quel provvedimento ha portato nel mondo del calcio».
Compatta la maggioranza che promuove l’operato del governo. «Il ritorno alla contrattazione collettiva è un segnale decisivo che rafforza e sostiene la riforma del calcio attraverso una scelta emblematica». Guarda avanti Paolo Cento, sottosegretario verde all’Economia: «Il decreto consentirà un riequilibrio tra le diverse società. I prossimi passi sono la revisione sulle società quotate in borsa e nuove regole di gestione: i club non possono essere trattati come le Spa».