Il governo somalo assediato dalle milizie fondamentaliste

Il presidente Yusuf decide di disertare la seconda tornata dei colloqui di pace

Roberto Fabbri

La spallata decisiva al legittimo governo della Somalia da parte delle «corti islamiche», le milizie integraliste che hanno già preso il controllo della capitale Mogadiscio e di gran parte del sud del Paese, potrebbe essere imminente: questione di una, massimo due settimane. Lo ha detto in un’intervista a un giornale inglese Hussein Mohammed Aidid, vicepremier e ministro degli Interni somalo.
«Ci sono già dei campi di addestramento segreti nei pressi di Baidoa», ha detto Aidid riferendosi alla città dove il suo governo si è dovuto trasferire, distante circa 250 chilometri da Mogadiscio. Il vicepremier non fa mistero che un attacco in forze contro Baidoa sarebbe fatale: «Non credo che il nostro governo abbia la capacità di fronteggiare le forze oggi ammassate a Mogadiscio: ci sono solo tremila miliziani fedeli all’amministrazione di Baidoa».L’eventuale caduta di Baidoa avrebbe conseguenze molto pesanti. Le corti islamiche si ritroverebbero a controllare l’intera zona meridionale della Somalia, dove già l’influenza islamica è preponderante, ma anche le regioni di confine con l’Etiopia e il Kenya, strategiche sotto il profilo militare per la presenza di importanti scali aerei e marittimi. Una delle conseguenze più preoccupanti riguarda gli aiuti internazionali: se l’ultimo bastione del governo di Abdullah Yusuf dovesse crollare la sopravvivenza di un milione e 700mila somali sarebbe a rischio.
Nonostante questi preoccupanti sviluppi, Yusuf si rifiuta di lasciare Baidoa e di trasferire il suo governo nella sua regione di origine nel nord della Somalia, quel Puntland che nel 1996 ha proclamato una controversa e precaria indipendenza, specchio del caos in cui è da tempo precipitato il Paese del Corno d’Africa. «È un militare, non cede facilmente», ha spiegato Aidid. Intervistato da un quotidiano arabo, Yusuf si è mostrato determinato, ribadendo di considerare il suo governo l’unico legittimo nel Paese: «Anche se le Corti islamiche hanno assunto il pieno controllo di Mogadiscio e Jowhar, questo non significa che li lasceremo governare la Somalia. Non sono il presidente debole di un governo debole. All’inizio ho accolto positivamente la vittoria delle Corti islamiche che hanno spazzato via i signori della guerra dalla nostra vita politica, ma ora stanno portando avanti un cammino negativo per il Paese. Non hanno statisti tra i loro leader e non sono neanche in grado di amministrare una città come Mogadiscio». Yusuf, tuttavia, si dice disposto a collaborare con gli integralisti se accetteranno una presenza militare internazionale in Somalia, «ma se marceranno su Baidoa li affronteremo con le armi».
Nel pomeriggio di ieri il vicepremier Aidid ha annunciato che il governo di Baidoa ha preso la decisione di disertare la seconda tornata dei colloqui di pace con le milizie integraliste. «È molto difficile fidarsi delle Corti islamiche, perché non hanno cambiato i loro metodi violenti», ha detto. Nonostante questo, i delegati integralisti si presenteranno regolarmente al tavolo delle trattative a Mogadiscio: li accompagnerà un rappresentante della Lega Araba, giunto ieri nella capitale somala con il primo volo atterrato in undici anni di drammatica guerra civile.