Il governo somalo propone negoziati con gli integralisti

A Mogadiscio reinsediato il vecchio sindaco e riaperti i cinematografi

a Mogadiscio

Mano tesa del governo provvisorio somalo alle Corti islamiche, costrette dall’avanzata delle forze etiopiche e dai miliziani governativi a lasciare Mogadiscio e a ritirarsi nella città portuale di Chisimaio, 500 chilometri a sud della capitale. Il primo ministro Alì Mohamemed Gedi e il presidente Abdullah Yusuf Ahmed si sono incontrati ieri ad Afgoye, cittadina a trenta chilometri a ovest di Mogadiscio, per concordare le prossime mosse, la prima delle quali è stata un appello alle Corti perché accettino la via del dialogo e non quella dello scontro armato. Gli integralisti hanno infatti annunciato che non intendono arrendersi e che da Chisimaio se ne andranno solo da morti. «Combatteremo fino all’ultimo uomo contro i nemici di Allah», hanno annunciato. «Continueremo a fare del nostro meglio per portare la quiete nella società, fermare le forze contrarie alla pace e dare prosperità e sviluppo al Paese», ha detto Yusuf, che ieri non è entrato a Mogadiscio: dopo l’incontro con Gedi è tornato a Baidoa, sede del governo provvisorio.
Etiopici e governativi sono decisi a riprendere gradualmente il controllo del Paese. Con le buone o le cattive. Se l’invito al dialogo non verrà accolto, la battaglia sarà probabilmente inevitabile. Diverse migliaia di militari somali e di soldati di Addis Abeba si stanno dirigendo verso Chisimaio. La colonna è composta da 16 carri armati etiopici, altri mezzi blindati e di artiglieria. «L’intervento dell’esercito etiopico contro le Corti islamiche è terrorismo», ha dichiarato ieri il presidente eritreo Issaias Afeworki, il quale si è detto convinto che la guerra tra integralisti e governo provvisorio somalo non sia affatto finita.
A Mogadiscio si sono ripetute ieri le manifestazioni di sostegno al governo regolare, ma anche quelle anti-etiopiche. Tra Somalia ed Etiopia c’è un’antica rivalità, radicata nel sentimento popolare. A fomentare le dimostrazioni contro i soldati del vicino Paese sono i simpatizzanti delle Corti islamiche. Secondo il ministro dell’Interno somalo, Hussein Aidid, in città circolerebbero tra due e tremila uomini del movimento integralista, tutti armati. Nella guerra tra le forze governative e Corti islamiche sono stati reclutati anche ragazzini di 12 anni. Lo ha reso noto ieri l’agenzia dell’Onu per i rifugiati.
Il governo è al lavoro per restituire al Mogadiscio una parvenza di normalità e ieri ha reinsediato il sindaco destituito in luglio dalle Corti islamiche, quando le milizie conquistarono la capitale somala. Ma il ritorno alla normalità è sancito soprattutto con l’abrogazione della barbara legge islamica e con la riapertura dei cinema e il permesso di seguire in televisione le partite di calcio.