Governo, squadra quasi al completo

Il governatore della Lombardia in mattinata incontra Berlusconi: resterà al Pirellone fino al 2010 e avrà un ruolo dirigenziale nel Pdl. Per il candidato sindaco di Roma c’è il Welfare in caso di sconfitta

Roma - «Ormai la corte si è ritirata ad Arcore. Oggi uscirà la sentenza e sicuramente andrà bene per tutti, perché Berlusconi sa accontentare tutte le esigenze». Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie, ironizza sulle ultime ore del totonomine governativo, alla fine di una settimana in cui i febbrili contatti e le trattative serrate sono continuate soprattutto sull’asse Forza Italia-Lega. Dopo il faccia a faccia di sabato tra il premier in pectore e Umberto Bossi, però, la mediazione è davvero giunta alla stretta finale e la griglia dei ministri è quasi completata.

Come è noto, la caccia grossa alla poltrona di ministro trova una rigida barriera nella legge Bassanini che prevede 12 posti da ministro con portafoglio e 60 componenti in tutto. Romano Prodi, due anni fa, per accontentare gli alleati operò spacchettamenti di competenze e di ministeri. Questa volta, invece, non ci sarà alcuna moltiplicazione dei dicasteri con portafoglio. In base a quanto è stato stabilito nel vertice di sabato a Via Bellerio, poi, non ci saranno neppure le caselle destinate ai vicepremier visto che Berlusconi ha rinunciato alla possibilità di avere Gianni Letta come sostituto anche nel presiedere il Consiglio dei ministri - desiderio che aveva più volte espresso ai suoi collaboratori - mentre la Lega, specularmente, ha ritirato la candidatura di Roberto Calderoli. Ora resta da sciogliere il nodo legato a Roberto Formigoni, che sarà affrontato di nuovo in un incontro fissato per questa mattina e dovrebbe risolversi nella permanenza del governatore lombardo al Pirellone fino al 2010. A Formigoni, che più volte ha pubblicamente ammesso di essere disponibile per un incarico di primo piano a Roma, Berlusconi avrebbe offerto un ruolo alla dirigenza del nascente Pdl: la presidenza, ad esempio, oppure un incarico complementare a quello di Denis Verdini, attuale capo della segreteria politica del coordinamento nazionale di Forza Italia, che verrebbe nominato coordinatore nazionale, ruolo oggi ricoperto da Sandro Bondi.

L’ultima incognita, quindi, riguarderà il risultato del ballottaggio di Roma. La vittoria di Gianni Alemanno potrebbe infatti far spostare qualche pedina del complicato puzzle, ma si tratterebbe pur sempre di dettagli.

Il mosaico a questo punto appare consolidato. Gli Esteri andranno a Franco Frattini; l’Economia a Giulio Tremonti; le Attività Produttive a Claudio Scajola, l’Istruzione a Mariastella Gelmini, i Beni Culturali a Sandro Bondi; la Giustizia a Elio Vito, la Difesa a Ignazio La Russa, le Infrastrutture ad Altero Matteoli e accanto a lui per quello che viene giudicato un ministero strategico per l’azione governativa siederanno il leghista Roberto Castelli e l’azzurro Maurizio Lupi. Le Politiche Comunitarie andranno ad Adriana Poli Bortone o a Renato Brunetta, il Welfare a Gianni Alemanno o a Maurizio Sacconi, i Rapporti con il Parlamento a Paolo Bonaiuti, la Funzione Pubblica (che però potrebbe essere un viceministero posta sotto l’Innovazione Tecnologica) ad Angelino Alfano; gli Affari Regionali a Raffaele Fitto; la Solidarietà sociale a Mara Carfagna. Per la Salute, infine, in pole position c’è il primario di Medicina nucleare e Radioterapia presso l’Istituto San Raffaele, Ferruccio Fazio. L’incastro, insomma, è quasi perfetto, sia pure con alcune incognite residuali. Ma restano ancora dieci giorni di tempo per sistemare le caselle minori e ridurre al minimo i malumori delle varie componenti e dell’infinita lista di aspiranti ministri.