Il governo stoppa il condono ma la trattativa va avanti

RomaNessuno spiraglio, nessuna concessione, nessuna apertura. L’ipotesi di un condono - fiscale o nella sua forma «soft» di concordato preventivo come nel 2004 - è al momento soltanto una suggestione, una carta che una parte del Pdl vorrebbe giocarsi per uscire dallo stallo e mettere insieme un tesoretto con cui dare sostanza al decreto sviluppo. Ma non convince affatto Palazzo Chigi che nel tardo pomeriggio la respinge attraverso un comunicato dai toni perentori. «Il governo non ha preso e non prende in considerazione ipotesi di condono» si legge in un comunicato. «Indiscrezioni al riguardo sono prive di fondamento e vengono escluse nel modo più totale».
Di certo al ministero dello Sviluppo economico il gruppo di lavoro incaricato di ricercare strumenti con cui finanziare il decreto è pienamente operativo. Con ogni probabilità lunedì Paolo Romani consegnerà un appunto ai colleghi di governo in cui metterà nero su bianco il suo parere negativo all’ipotesi condono, ritenuto dannoso in termini di immagine e foriero di problemi tecnico-applicativi. Una posizione sposata anche da Roberto Calderoli per il quale il condono è «roba da Repubblica delle Banane». «Già il fatto di parlarne, crea danno perché per le prossime scadenze determina un crollo del gettito» ha argomentato il ministro leghista. Martedì, poi, in un vertice di maggioranza allargato ai Responsabili, si arriverà alla decisione definitiva sulle vie da percorrere per il finanziamento del decreto. In queste ore, ad esempio, è allo studio la possibilità di stringere un accordo con la Svizzera sul modello di quelli stipulati da Francia, Germania e Gran Bretagna per una ritenuta alla fonte sui redditi degli esuli fiscali.
Molti parlamentari del Pdl - e anche alcuni ministri - però non condividono l’avversione leghista all’ipotesi condono. «Sarebbe sbagliato escludere a priori delle misure. Ritengo sbagliato lanciarla come certezza così come sarebbe sbagliato escludere ogni misura con altrettanta certezza» dice il ministro Raffaele Fitto. «Possiamo considerare tutte le misure, che possono essere fiscali, di condono, e di vendita di immobili, se collegate a un’operazione storica di riduzione del debito e non iniziative spot» aggiunge Maurizio Gasparri. Osvaldo Napoli precisa che le entrate sarebbero «dirottate a finanziare la crescita e non a chiudere i buchi di bilancio». E c’è chi come Amedeo Laboccetta e Antonio Mazzocchi ha ormai raccolto oltre quaranta firme di parlamentari favorevoli all’adozione di uno strumento che, secondo loro, potrebbe valere 35 miliardi di euro. La partita, insomma, anche se chiusa a livello governativo potrebbe riaprirsi a livello parlamentare, probabilmente in sede di conversione del decreto. Difficile, però, ipotizzare un «blitz» che possa ribaltare l’indicazione dell’esecutivo.