Il governo sul Nigergate: «È falso che la Cia chiami in causa Roma»

Nuova smentita all’inchiesta di «Repubblica» che insiste sul ruolo del Sismi dietro ai documenti contraffatti sul traffico d’uranio

da Roma

Il Nigergate - lo scandalo del falso carteggio sui traffici d’uranio fra Irak e Niger - fa nuovamente capolino sulle pagine della Repubblica nell’inchiesta giornalistica che all’invidiabile record di smentite adesso ne aggiunge un’altra, clamorosa. Il quotidiano di largo Fochetti è tornato a suonare la grancassa sostenendo che la Cia ha ammesso la regia del Sismi dietro ai documenti contraffatti. La rivelazione viene non dall’attuale capo stazione Cia in Europa, ma dall’«ex» responsabile, Tyler Drumheller che, da pensionato, ne ha parlato al programma 60minutes della rete televisiva Cbs, tristemente nota per la brutta figura rimediata con l’intervista al «postino» del Nigergate, Rocco Martino, stoppata per anni (perché Martino aveva omesso di dire che lavorava per gli 007 francesi anziché per il Sismi) e di cui, solo qualche rarissimo secondo, è stato mandato a in onda l’altro giorno a corredo del nuovo scoop.
Il copione si ripete e Palazzo Chigi ha inviato alle agenzie di stampa un nuovo comunicato di smentita. Più duro del solito: «Malgrado le ripetute, dettagliate e documentatissime relazioni fornite nelle sedi proprie e, nei limiti consentiti, anche a mezzo di pubblici comunicati, la presidenza del Consiglio si vede costretta a tornare ancora sulla vicenda del cosiddetto Nigergate, per attestare la falsità delle rappresentazioni e dei giudizi riportati». Si tratta, secondo il governo, di prospettazioni che, «contro ogni realtà dei fatti e con atteggiamento pervicace», insistono presentando «una realtà gravemente distorta anche in presenza di diffuse notizie e conclamate evidenze di segno contrario. Le notizie riportate, infatti, non corrispondono neppure alla veridicità dell’evento di cui si dà conto. Sono intrinsecamente false, così come falsa e fuorviante è la modalità di titolazione dell’articolo».
Perché? È presto detto: «È falso che la Cia abbia mai fornito conferme o anche solo meri indicatori che istituzioni italiane siano dietro le vicende del Nigergate. Anzi, è vero esattamente il contrario e cioè che da sempre anche in relazione agli esiti più che scontati dell’indagine Sismi-Fbi, le massime autorità statunitensi fino agli organi di intelligence (Cia compresa) hanno sempre ribadito l’estraneità del nostro Paese e dei suoi apparati e ogni coinvolgimento sulle vicende del cosiddetto falso dossier Niger». È dunque sorprendente, continua lo scritto di Palazzo Chigi, «come taluno, in un articolo di stampa, possa sostenere il contrario. Purtroppo si deve dire che la cronaca di parte in questa vicenda ci ha abituato a stratificate rappresentazioni di circostanze che, misurate sulle prove, hanno subito nel tempo imbarazzanti mutamenti e aggiustamenti di rotta».
I documenti che conclamano la verità, continua Palazzo Chigi, «esistono, sono e rimarranno agli atti, costituendo un consolidato straordinariamente limpido, chiaro e lineare di tutti gli approfondimenti sviluppati dall’inizio di questo falso scoop giornalistico a oggi. La falsa notizia discende da una trasmissione di una tv Usa nell’ambito del quale, per pochi minuti, un ex dirigente della Cia ha formulato personali valutazioni inerenti i rapporti, interni agli Stati Uniti, tra l’intelligence Usa e le autorità politiche di quel Paese. Tutto qui. Questa intervista, semmai, per quanto riguarda l’Italia ha fornito ulteriore conferma di ciò che da sempre è noto e cioè che acquisizioni informative risalenti fin dall’anno 2000, riguardanti un tentativo iracheno di approvvigionamento di uranio in Niger, era stato informativamente condiviso nel 2001, cosa che, per altro, è prassi normale e doverosa nel quadro della cooperazione internazionale al contrasto della proliferazione delle armi di distruzione di massa». Tutto il resto, «è solo oggetto di ricostruzioni che tutti hanno ormai valutato per quelle che sono: menzogne. E non è agevole comprendere come - di fronte a prove testimoniali, esiti di provvedimenti penali, esiti di inchieste condotte da organi di polizia stranieri, relazioni e documenti prodotti anche al parlamento italiano, risultanze formali di Commissioni parlamentari indipendenti degli Stati Uniti e del Regno Unito si continui a negare l’evidenza». E riesce difficilmente comprensibile «come le testimonianze rese su scritti pubblici da responsabili dei programmi nucleari iracheni e le inchieste condotte su grandi giornali stranieri non vengano neppure prese in considerazione o anche solo evocate in un contesto di valutazione complessiva della vicenda che abbia l’ambizione di accreditarsi in termini anche solo plausibili».
Il Nigergate è ormai un polpettone cucinato a turno con rivelazioni di ex agenti segreti (prima Alain Chouet, ex Dgse, già silurato per avere cospirato contro il presidente Chirac); ora Tyler Drumheller, (l’ennesimo ex Cia della serie) e forse è giusto così perché ormai si tratta di un’«ex» inchiesta
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