Il governo taglia le bollette non i vitalizi ai parlamentari

da Roma

Troppi costi in politica, arrivano i tagli. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un disegno di legge per ridurre le spese dell’amministrazione dello Stato e per risparmiare fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro. Ma il ddl presentato a palazzo Chigi dal ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata si scontra subito con le polemiche dell’opposizione. La critica: il testo contiene solo delle linee guida, «norme di indirizzo», e non stabilisce risparmi immediati come accorpamenti di ministeri.
Il documento, inoltre, non approfondisce il taglio delle spese per il Parlamento, nonostante un recente documento firmato dai questori della Camera attesti che a Montecitorio si spendono ogni anno 134 milioni di euro in più del Bundestag tedesco e 213 milioni di euro più della House of Commons inglese. La relazione del collegio dei questori segnala poi che le spese per i viaggi degli ex parlamentari sono aumentate nel 2006 del 42,5%, con un costo di quasi 2 milioni ottocentomila euro per i contribuenti. Di questi argomenti - i vitalizi, le spese per viaggi di studio all’estero - stanno discutendo gli uffici di presidenza di Camera e Senato che lunedì potrebbero arrivare alle prime decisioni.
Il ddl Santagata si occupa invece dell’intera macchina dell’amministrazione, a partire dagli enti locali, ma si affaccia in Parlamento senza l’appoggio del centrodestra. Per il governo si tratta di un testo di svolta: il ministro ha spiegato che il provvedimento garantirà «800 milioni di risparmi per quanto riguarda lo Stato e 500 milioni per gli enti locali», «una razionalizzazione delle spese dei ministeri nell’uso di immobili, telefonini e auto» e «norme per favorire l’uso della posta elettronica e del sistema telefonico Voip», acronimo per Voice over IP (voce tramite protocollo Internet).
È ancora una decisione lontana, ma il controllo delle spese della politica potrebbe includere in futuro, come ha spiegato il ministro per le Politiche regionali Linda Lanzillotta, anche un «patto di riduzione dei costi e del numero degli eletti», fino al 20%.
Il governo parte per il momento dai 25 articoli del disegno di legge, in cui si sancisce, tra l’altro, che entro un anno l’esecutivo avvii la liquidazione di enti e organismi pubblici statali inutili. È vietata poi la creazione di nuove commissioni, comitati e consigli, se non quelli tecnici e fondamentali per raggiungere obiettivi prioritari. Proibita anche la costituzione da parte di enti pubblici di società per la produzione di servizi e beni non indispensabili.
Il disegno di legge cancella le circoscrizioni nelle città con meno di 250mila abitanti e stabilisce nuove regole sul conferimento di titolo di comunità montane. Viene previsto «un limite di cumulo di incarichi» nella pubblica amministrazione per evitare «potenziali conflitti d’interesse e duplicazione di incarichi», oltre a un anno di pausa, chiamato di «raffreddamento», tra un ruolo istituzionale e uno privato nello stesso settore. Santagata ha proposto un esempio: «L’assessore ai Lavori Pubblici o all’Urbanistica non potrà fare nel suo Comune contemporaneamente l’architetto». Ai parlamentari e agli amministratori non sarà consentito inoltre di ricoprire ruoli di consulenza per enti pubblici.
Il ministro per i Rapporti con il parlamento Vannino Chiti ha chiesto un «impegno bipartisan» per dare «una risposta seria ai cittadini», ma l’opposizione è insoddisfatta. Il ddl è «frammentario, riduttivo e illusorio», secondo Gianni Alemanno (An). Più aperture dall’Udc: il capogruppo alla Camera Luca Volontè annuncia un impegno «per migliorare ulteriormente il provvedimento». Per il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, con questo provvedimento, che entrerà in vigore solo «nell’anno del mai» sono entrati «in scena i pagliacci».