Il governo taglia i fondi, ma gli atenei tacciono

La notizia è di quelle che dovrebbe infiammare l’indignazione di tutto quel mondo accademico che soltanto qualche mese fa, durante il governo Berlusconi, riversava disprezzo sulla politica universitaria del centrodestra. E invece, tranne rare eccezione, solo qualche perplessità. Il fatto è gravissimo. La stragrande maggioranza del corpo docente accademico è di sinistra e sta ricreando col suo silenzio quella condiscendenza verso le decisioni politiche riguardanti l’università che si era già verificato durante il varo delle riforme di Berlinguer e di De Mauro (ministri dei precedenti governi di sinistra), nonostante queste suscitassero in esso non poche perplessità.
Cosa è successo? Anche i tempi di ciò che è accaduto sono significativi. Mercoledì 26 luglio era stato approvato dal Senato il maxiemendamento governativo al decreto legge Bersani-Visco, in cui è previsto molto più di un taglio al finanziamento degli atenei. Il decreto prevede che in autunno le università dovranno restituire (proprio così: restituire) al Tesoro il 10 per cento del fondo per il funzionamento ordinario del 2006. Dunque, non un limite alla spesa, ma la restituzione di un sacco di soldi che servono alla gestione quotidiana del servizio universitario.
La notizia rimane sotto traccia. Si lamenta vigorosamente il rettore Enrico Decleva della Statale di Milano, per il resto silenzio a sinistra. Forse, si sarà pensato, alla Camera cambierà qualcosa, perché questo governo di illuminati, nato per riportare l’Italia tra i Paesi civili, non può prendere un provvedimento così idiota che neppure quegli idioti di centrodestra avrebbero soltanto potuto pensare.
E invece alla Camera, giovedì scorso, viene rivotato il maxiemendamento esattamente come al Senato. Dunque, le università si preparino a restituire il 10 per cento del fondo per il funzionamento ordinario del 2006.
Altro che riduzione delle spese per la ricerca scientifica! Altro che fuga dei cervelli per la miope considerazione del lavoro accademico da parte di quei barbari del centrodestra! Quella restituzione di soldi significa che quest’inverno non si potranno riscaldare le aule, che non si potranno pagare i servizi di pulizia, che si dovrà tagliare il numero dei bidelli. Il fronte di lotta progressista che unisce studenti e professori si sposterà dal diritto allo studio, al diritto di riscaldamento e pulizia delle aule.
Nel mio consueto articolo domenicale, avevo la scorsa settimana auspicato la liberalizzazione delle università con l’abolizione legale del titolo di studio in una decisa competitività tra gli atenei, anche differenziando gli stipendi dei docenti, per restituire scientificità agli studi. Naturalmente un sogno che neppure il governo di centrodestra era riuscito minimamente a realizzare.
Oggi già si comprende quale sarà l’impostazione del governo sull’università. Le risorse, che nominalmente verranno assegnate alla ricerca, serviranno per rafforzare l’impianto burocratico e sindacale della docenza, garantendo con assunzioni a vita chi è già nell’università, senza essere sottoposto a ulteriori verifiche delle sue capacità didattiche e di ricerca. Ciò precluderà l’accesso all’università di giovani ricercatori, aumenterà l’anzianità del corpo docente, abbasserà la qualità degli studi e renderà ancor più carta straccia la laurea sul mercato del lavoro.
I docenti universitari, prevalentemente di sinistra, non dovrebbero dimenticare che con il loro silenzio, per non disturbare i manovratori Berlinguer e De Mauro, era stata varata una riforma che ha minato la struttura didattica e scientifica dell’università con la proliferazione di corsi di laurea inconsistenti, con l’introduzione delle discipline più fantasiose, con una variopinta offerta formativa per poveri illusi.
Dopo l’approvazione alla Camera del decreto in questione si è levata autorevolmente da sinistra la voce del professor Fulvio Tessitore, accademico dei Lincei e deputato Ds. Speriamo sia la voce di un coro assordante.