Il governo taglierà le pensioni a chi lascia prima dei 60 anni

Il Welfare: abolire lo scalone e passaggio a un sistema più graduale. Le barricate dei sindacati. Fassino: «Rimodulare tutto il tema dell’età con nuove norme»

da Roma

Nessun innalzamento dell’età della pensione a 62 anni. Semmai si cercherà di convincere con dei disincentivi i lavoratori a non ritirarsi prima dei 60 anni. La precisazione è arrivata ieri dal ministero del Lavoro. Giovanni Battafarano, capo della segreteria del ministro Cesare Damiano, ha dato la versione del suo dicastero, diversa dalle indiscrezioni di stampa che nei giorni scorsi hanno riportato, alcune nei dettagli, il piano del governo. Oltre ad abbassare l’asticella dell’anzianità, da 62 a 60 anni, il ministero di via Veneto ha posticipato la riforma della riforma previdenziale di un anno. «Si sta discutendo l’ipotesi di attenuare lo scalone o di offrire un’alternativa allo stesso prevedendo che nel 2008 chi voglia andare in pensione avendo meno di 60 anni possa farlo con un lieve disincentivo», ha spiegato Battafarano. Un messaggio rivolto in primo luogo al ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che, illustrando le linee guida della Finanziaria 2007, ha prospettato cinque miliardi di tagli alla previdenza a partire dal prossimo anno, facendo infuriare i sindacati e un bel pezzo di maggioranza: da Rifondazione comunista a parte dei Democratici di sinistra. Sul progetto, il leader Ds Fassino propone «un tavolo di discussione tra governo e parti sociali in cui parlare delle due opzioni: rimodulare tutto il tema dell'età pensionabile e superiamo lo scalone perchè costruiamo una nuova normativa: e su questo vediamo come».
La risposta del Welfare è innanzitutto un appello al programma elettorale dell’Unione. Un richiamo all’obiettivo primario che è l’abolizione dello scalone (da 57 a 60 anni nel 2008) a favore di un sistema più graduale. Ma anche questa prospettiva non piace ai sindacati, contrari a qualsiasi disincentivo ed intenzionati a far partire la discussione dalla volontarietà del lavoratore. «Chiederemo in via preliminare se si è d'accordo - ha spiegato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - a permettere la libertà piena a ogni lavoratore di andare in pensione quando crede e mantenendo i diritti acquisiti».
Ma anche dentro il ministero di Damiano c’è chi non vuole sentire parlare né di questa ricetta né, tantomeno, di quella del Tesoro. «Mi sembrano fuori luogo ipotesi che prevedano un innalzamento dell’età pensionabile fosse anche con modalità più graduali di quanto previsto dal famigerato scalone di Maroni», ha avvertito il sottosegretario al Lavoro Rosa Rinaldi. Impostazione opposta a quella di Tiziano Treu, esponente della Margherita ed ex ministro del Lavoro, secondo il quale servono «incentivi e disincentivi efficaci (ci vogliono tutti e due) che facilitino in modo flessibile un prolungamento dell'età di lavoro». Il ministero non ha spiegato a quanto dovrebbe ammontare il disincentivo, ma l’economista membro del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale Elsa Fornero, ha dato un’indicazione: almeno il 3-3,5 per cento l’anno.
Nel pacchetto di proposte del ministro Damiano ci sono anche proposte che dovrebbero trovare un’accoglienza migliore tra le organizzazioni dei lavoratori e la sinistra radicale, come l’incremento delle aliquote contributive dei lavoratori parasubordinati, un giro di vite sulle pensioni d’oro e, soprattutto, il decollo della previdenza complementare con le quote del Tfr. Le uniche misure in grado di fare cassa nell’immediato sono proprio il contributo per le pensioni più alte e l’aumento dei contributi peri lavoratori parasubordinati (definito dall’esperto di previdenza Giuliano Cazzola, «una rapina compiuta disonestamente ai danni di una categoria tra le più deboli e svantaggiate del mercato del lavoro»). Un punto critico del confronto con i sindacati sarà sicuramente quello della revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, previsti dalla riforma Dini alla quale il governo dice di voler tornare, ma che trovano la contrarietà dei sindacati.
Le organizzazioni dei lavoratori troveranno al loro fianco il Prc. Ma nella maggioranza si fa sentire anche chi vorrebbe riformare radicalmente la previdenza. Come il ministro alle Infrastutture Antonio Di Pietro, secondo il quale è «indispensabile» l’innalzamento dell’età della pensione.