Il governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell’alimentazione

RomaUn decreto, un provvedimento ad hoc inattaccabile nella sua formulazione giuridica. Il governo «non resta a guardare» e cerca la strada per bloccare la mano che da oggi dovrebbe cominciare a ridurre la nutrizione di Eluana Englaro ed accompagnarla lentamente alla fine. Ma sull’emanazione di un decreto, il mezzo più immediato e sicuro per immobilizzare quella mano, l’accordo non è stato definito. Anche se a sostenere la necessità di intervenire in modo netto nella maggioranza sono in tanti sull’altro piatto della bilancia, a favore del no, c’è il peso schiacciante del capo dello Stato.
Giorgio Napolitano lo aveva già detto in modo chiaro nei giorni scorsi: su un tema così articolato occorre una riflessione seria in Parlamento e una legge complessiva sul testamento biologico. No alle soluzioni frettolose, insomma. Il decreto poi andrebbe a contestare la sentenza della Corte d’appello di Milano, configurando così un conflitto di poteri tra l’esecutivo e la magistratura che sicuramente imbarazzerebbe il Colle. A caricare di ulteriori dubbi la scelta del decreto l’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che avrebbe definito «un grave errore» l’utilizzo della legislazione d’urgenza. Ecco dunque che anche i più convinti sostenitori della necessità di un decreto si sono visti costretti a una frenata pure alla luce delle preoccupazioni espresse dal premier, Silvio Berlusconi, che ha preso atto della difficoltà di raggiungere una mediazione anche dal punto di vista legislativo su un tema così spinoso che vede profondamente lacerata l’opinione pubblica. Certamente la linea del governo non cambia, come risulta evidente dalle dichiarazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi e del suo sottosegretario, Eugenia Roccella.
Per Sacconi non ci sono dubbi, il ruolo delle istituzioni e quello del servizio sanitario nazionale in particolare è la salvaguardia della vita. «Credo che laicamente, tra tante incertezze ci può aiutare quel principio di precauzione, quel criterio di prudenza, che spesso ci ha orientato in relazione agli animali, all’ambiente e ai beni immobili - spiega il ministro -. Ed è inevitabile che un orientamento nel segno della cautela conduca, tra la vita e la morte, alla scelta della vita». Oltretutto Sacconi ricorda che la donna in coma da 17 anni «potrebbe essere l’unica persona a morire sulla base di una volontà presunta, dal momento che la futura legge sul fine vita non potrà non recepire il principio, contenuto nelle proposte dei diversi schieramenti, di una volontà che deve essere esplicita e certificata, ma che mai può essere indirettamente ricostruita». E la volontà di Eluana è certificata soltanto dalle parole del padre Beppino. Anche se fosse già in vigore la legge sul testamento biologico che ora si discute in Senato in questo caso non si potrebbe staccare il sondino, perché occorrerebbe una volontà espressa e certificata da parte del paziente.
Insomma l’intervento del governo è un dovere, afferma pure la Roccella. «La politica non può lavarsene le mani: non possiamo limitarci a rispettare una sentenza come fece Ponzio Pilato - dice il sottosegretario -. C’è questa bozza di decreto in sospeso e c’è la possibilità di fare ispezioni. Aspettiamo pure ulteriori informazioni dal presidente della Regione, Tondo, verificheremo le condizioni della clinica e della sua possibilità di agire nella legalità, cosa di cui non siamo certi».
Le pressioni in un senso e nell’altro sono fortissime. Un decreto che blocchi l’esecuzione della sentenza e il distacco del sondino è richiesto con forza dalle associazioni per la vita, da molti esponenti del centrodestra e del mondo cattolico oltre che dalle gerarchie vaticane. Dall’altra parte si schierano i radicali con Emma Bonino in testa che chiedono il rispetto della volontà del padre Beppino Englaro. I medici ai quali è stato affidato il compito di procedere alla progressiva riduzione della nutrizione della donna hanno ribadito di voler agire nella legalità. Insomma se quel decreto oggi fosse emanato la procedura verrebbe bloccata. Ma non è escluso che il governo possa trovare altre strade per fermare quella mano.