Governo in tilt sulla missione La sinistra radicale si sgancia

Prodi e D’Alema: si va avanti. Il ministro Ferrero: bisogna ritirarsi appena possibile

da Roma

«Oggi non è il giorno della polemica». Il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano ha provato a non far scoppiare la bagarre sulle missioni militari, ma con scarsi risultati. La morte del primo maresciallo Giovanni Pezzulo ha riacceso una polemica in perfetto stile quindicesima legislatura. Da una parte la sinistra radicale compatta nel chiedere il ritiro dei militari dall’Afghanistan, dove - sostiene la coalizione arcobaleno - si sta consumando una «guerra assurda». Dall’altra Partito democratico e il Popolo della libertà che hanno confermato gli impegni internazionali dell’Italia per quella che considerano una missione umanitaria a sostegno della popolazione.
Unanime il cordoglio per il lutto. «Condivido, da padre, il dolore dei genitori. Mi ritengano a loro disposizione per qualunque necessità. La morte di un soldato è sempre un evento tragico e doloroso, ancor più se avviene quando il suo impegno, la sua professionalità, la sua stessa vita sono messe a disposizione di una missione di pace, per portare aiuto ad un popolo e ad un Paese che ancora soffre», è stato il commento di Silvio Berlusconi. Che su cosa vada fatto non ha dubbi: «Quella in Afghanistan è una missione di pace che deve continuare».
Anche per il segretario del Pd Walter Veltroni, «Sarebbe l’errore più grave venire via e lasciare l’Afghanistan al dominio dei talebani». E su questi temi l’augurio dell’ex sindaco di Roma è che ci sia convergenza tra gli schieramenti politici. In difesa dell’impegno dei militari italiani anche il Premier uscente Romano Prodi: «È una missione che abbiamo deciso di portare avanti perché ha un obiettivo di lungo periodo». Linea confermata dal ministro degli Esteri Massimo D’Alema («L’Italia rimarrà fortemente impegnata») e dal ministro della Difesa Arturo Parisi («l’obiettivo finale rimane quello di assistere il Paese»).
Frattura mai così profonda tra sinistra radicale e Pd. E anche all’interno del governo, complice il clima elettorale. Tanto che il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) arriva a dire che «Non si può continuare la missione come se nulla fosse; il governo ne deve prendere atto». Anche i verdi chiedono un «cambio di strategia» mentre per Manuela Palermi, capogruppo del Pdci al Senato «bisognava aspettarselo un lutto del genere. Quella in Afghanistan è una guerra tremenda, i nostri militari sono visti come truppe di occupazione e rischiano ogni giorno».
Uno scenario non inedito. Già martedì in commissione Difesa della Camera, dove si stava votando il rifinanziamento delle missioni, la sinistra si è sfilata, mentre in soccorso del governo sono arrivati i deputati del centrodestra. Uno scenario che, con tutta probabilità, si ripeterà anche quando, a fine mese, il rifinanziamento delle missioni arriverà in aula. Il Popolo della libertà, la Lega Nord e l’Udc voteranno per le missioni, mentre la sinistra radicale dirà no.
A favore delle missioni c’è comunque la gran parte del Parlamento. E si fanno strada anche richieste di aumentare le truppe. Segnali che la sinistra radicale considera un assaggio del futuro prossimo. «Il rischio - è l’avvertimento di Severino Galante del Pdci - è che il prossimo governo si pieghi alle pressioni degli Usa».