Il governo uscente ritrova l’unità sull’election day

Un titolo così, le agenzie in un anno e mezzo di governo Prodi lo hanno scritto di rado: «Cdm unanime». Potenza dell’election day, l’accorpamento delle elezioni politiche e amministrative. Ieri il consiglio dei ministri non lo ha deciso ufficialmente, lo farà giovedì prossimo con un provvedimento ad hoc, ma tutti hanno espresso parere favorevole. È stato il premier uscente a proporlo: «Farò ogni sforzo perché vengano limitati i costi e l’incomodo per i cittadini». Con buona pace del dissenso del centrodestra, preoccupato che la scelta possa confondere l’elettorato, come ha ribadito ieri il segretario Udc Lorenzo Cesa. Ma per dirla con il ministro per le Riforme Vannino Chiti: «Questo non è un governo di grande coalizione». Ieri all’election day si sono opposti anche i senatori di Ud Roberto Manzione, presidente della Giunta per le elezioni, e Willer Bordon, che hanno segnalato come, fra l’altro, l’accorpamento impedisca «lo svolgimento di primarie sui candidati sindaci». E un no è arrivato anche da Clemente Mastella, che ha rilanciato: se l’obiettivo è recuperare i soldi pubblici che si spenderebbero per tenere politiche e amministrative separate «siano i partiti a farlo, riducendosi il volume dei contributi per la campagna elettorale».